Il disastro avvenuto nel 2010 nel golfo del Messico a causa di un rilascio di petrolio da parte della Deepwater Horizon, piattaforma di trivellazione della BP, è costato un danno naturale di 17,2 miliardi di dollari. Ad evidenziarlo è stato uno studio pubblicato su Science, da parte del team guidato dalla scienziata Kelly Smith. Nello studio sono stati intervistati uomini e donne che si sono dichiarati disposti a pagare una media di 143 euro ($ 153) per prevenire un disastro simile.

La società ha riversato in mare, a causa di un problema sulla piattaforma, 134 milioni di galloni di greggio e ha danneggiato fauna e vita marina di tutto il golfo. Dopo il disastro l’azienda ha dovuto vendere molti beni e ha cambiato AD creando un ufficio con funzioni di sicurezza e salvaguardia. Il costo per il risarcimento ha superato i 50 miliardi di dollari.

Kelly Smith, dell’Arizona State University, ci ha spiegato il senso del documento: “ Abbiamo calcolato in che modo gli abitanti di 48 stati degli Stati Uniti pagherebbero per evitare un’altra fuoriuscita proprio come quella del golfo”. Calcoli del genere sono utili in materia legale, infatti: Questi tipi di stime vengono utilizzati in controversie associate alla legge sull’inquinamento dell’olio per quanto riguarda i danni causati dalle risorse naturali”.

Le leggi che oggi regolano eventi simili sono l’Oil Pollution Act of 1990 e il Clean Water Act, ci sono inoltre vari negoziati e regolamenti tra governo e parti responsabili in questi disastri. I danni alle risorse naturali nello specifico sono costati 8,8 miliardi di dollari, tramite l’OPA è stato possibile determinare il valore economico totale perso con i danni.

Questa stima, fatta con il documento pubblicato pochi giorni fa, deve guidare la comunità politica a spendere soldi in prevenzione e sicurezza su piattaforme a rischio. Uno studio del genere aiuterà a stimare i danni e i risarcimenti in caso in cui in futuro si verificheranno casi del genere.

Gianluigi Marsibilio