La Marcia per la Scienza di domani è partita da una richiesta molto chiara della comunità scientifica. Il segnale che sarà lanciato in oltre 500 eventi, in ogni parte del mondo, parte dall’esigenza di politiche ambientali e climatiche consapevoli. Il supporto all’iniziativa tra i vari ricercatori non è completamente unanime, noi abbiamo contattato più voci per avere un’idea complessiva dell’evento e continueremo ad aggiornare l’articolo per tutta la giornata di oggi e domani.

Gli organizzatori di SciencemarchIt, che nelle nostre città per la giornata di domani hanno programmato vari eventi, ci hanno spiegato in dettaglio il senso dell’iniziativa.

“La scala internazionale – tendenzialmente globale – dell’evento è forse l’elemento centrale della Marcia della Scienza. Gli elementi che l’hanno innescata (come il definanziamento della ricerca a favore delle spese militari, il negazionismo climatico, i cosiddetti “alternative facts”, la volontà di controllo politico sulle agenzie scientifiche e altro) trovano riscontro, in diversa misura, un po’ in tutto il mondo. Il fatto che chi fa ricerca si trovi fianco a fianco con tutta la cittadinanza per riaffermare l’importanza del metodo scientifico, della necessità di affermare la centralità delle scienze (tanto quelle cosiddette “dure” quanto quelle dei settori “umanistici”) e delle conoscenze – quindi anche della formazione – per poter prendere decisioni in modo consapevole è decisamente importante anche per il futuro. La scienza non è una dimensione separata dalle nostre società, ma una componente integrata e fondamentale per le nostre società. La ScienceMarch ha anche innescato in tutto il mondo una discussione sul ruolo della ricerca in rapporto alla società che genererà risultati (a nostro avviso potenzialmente positivi) di lungo periodo. Inoltre la scienza, da sempre, non si ferma ai confini, così come non si fermano la circolazione dei dati e la discussione dei metodi e neppure i danni all’ambiente, agli ecosistemi e agli equilibri del pianeta: i risultati delle ricerche derivano dalla collaborazione, diretta o indiretta, tra ricercatori di tutto il mondo. In un’epoca in cui gli esseri umani sono in grado di generare enormi effetti sugli assetti naturali, anche la responsabilità (tanto intergenerazionale che intragenerazionale) deve essere condivisa dall’intero genere umano. La libertà di ricerca è un prezioso patrimonio non solo per chi fa ricerca, ma, ancor di più, per l’intera comunità umana intesa nel modo più vasto possibile, per il suo profilo democratico e per delle prospettive di evoluzione sociale che siano eque, pacifiche e sostenibili”.

Lo scienziato Giorgio Colangelo, fisico del team di Morgan Mitchell dell’ICFO a Barcellona, parteciperà alla marcia a New York: queste sono le sue parole.

“Viviamo in un momento di importantissime sfide globali: cambio climatico, crisi idrica, fame, malattie e  una risposta a questi problemi non puó che essere globale.

Allo stesso tempo assistiamo a piani sistematici di smantellamento dell’educazione pubblica, al negazionismo dei cambiamenti climatici o a servire per i profitti di pochi invece che della società.

La giornata di domani è una chiamata per scienziati, educatori, divulgatori e per la società tutta per creare un movimento di coscienze globale è una celebrazione della scienza ma anche un invito a tutta la società civile a difenderla in modo da affermare quei valori liberali e progressisti a livello globale di cui la scienza si è sempre fatta promotrice”.

Il responsabile del team di comunicazione del comitato internazionale di March for Science, Atu Darko, ci ha parlato così del lavoro che la comunità scientifica sta svolgendo sull’evento.

“Ogni individuo coinvolto nel movimento March for Science ha i suoi motivi personali che lo hanno unito alla marcia, ma insieme siamo uniti attorno ad una grave preoccupazione per le azioni che mirano a screditare rispettati scienziati e a disfare le iniziative scientifiche. La scienza e l’istruzione scientifica sono fondamentali per una società sana e prosperosa. Quando la capacità di fare e condividere la scienza è minacciata, noi che facciamo e amiamo la scienza, dobbiamo alzarci e far sentire le nostre voci. Noi stiamo marciando per rendere visibili le scienze e l’innovazione nelle nostre comunità per tenere i nostri leader nella scienza e nella politica responsabili nei più alti standard di onestà, correttezza e integrità. Pensiamo di rendere visibile il bene che la scienza può fare nella comunità e il sostegno appassionato che la scienza ha in tutto il mondo. La marcia stessa è, ed è stata sempre destinata ad essere, solo l’inizio di un movimento duraturo”