L’idea portante di Cecilia Bembibre e Matija Strlic, dell’UCL (University College di Londra), è quella di dare un odore al passato che ha immagini, suoni e documenti, ma manca di una connotazione olfattiva.

Gli scienziati, partendo da un vecchio volume de Les Chardons du Baragan, del 1928, proveniente da un’antica libreria di Londra, hanno creato una Historic Book Odour Wheel.

 

 

I risultati sono stati pubblicati su uno studio apparso su Heritage Science.

Le statistiche sono basate sulle sensazioni provocate ai visitatori da un estratto creato con delle fibre del volume.

L’olfatto spesso viene dimenticato da un punto di vista storico, la Bembibre ci ha parlato così della loro idea di fondo alla ricerca: “Quando visitiamo un museo o una galleria, la nostra esperienza è per lo più visiva. In case storiche forse questo è diverso, perché ci immergiamo in un’eredità e in un contesto, e questo include anche suoni, texture e odori che appartengono allo spazio che visitiamo”.

Il potere dell’olfatto è spesso sottovalutato: “ La maggior parte di noi – ha detto la scienziata – riesce a evocare ricordi personali e raccontare storie che hanno vissuto legate all’olfatto”.

Il progetto di ricerca ha proposto di affrontare proprio l’immenso patrimonio olfattivo della storia e renderlo chiaro al pubblico.

Il pubblico del Birmingham Museum and Art Gallery hanno esaminato gli odori legati al libro: i profumi più comuni identificati sono, ad esempio, il legno nel 100% dei casi, vaniglia con il 71% di incidenza. L’odore è stato descritto come piacevole nel 70% delle volte e nel 14% come neutrale.

Uno dei due ricercatori, si è concentrato su un aspetto dei libri: “ Matija ha notato come i conservatori tendono a riconoscere l’odore dei libri con cui hanno lavorato, e hanno imparato a riconoscere lo stato del libro in termini di degrado”.

Non tutti gli odori logicamente hanno un valore culturale: la ruota costituita dai due ricercatori aiuta molto in questo, offrendo il carattere dell’odore e dell’intensità.

Il cuore del Smell of Heritage project, portato avanti dall’UCL, è nel: “Documentare che le informazioni in base all’odore possono essere preservate”.

Oggi gli studiosi, come ci ha testimoniato la Bembibre, si stanno concentrando su: “ Una selezione di odori associati al National Trust Knole House, una casa del patrimonio nel Kent con quasi 600 anni di storia. Alcuni di questi profumi includono: un paio di guanti di pelle, un campione di pot pourri utilizzato per aromatizzare le stanze della casa nel 1750 e una registrazione musicale dalla collezione della famiglia Sackville -West”.

La ruota degli odori ha permesso di capire, pur senza condurre uno studio specifico, quali sono gli odori unici e caratteristici. “Molti luoghi hanno un odore che li rende unici e memorabili- ha detto la studiosa- Paesi come il Giappone riconoscono il valore di questi beni dell’olfatto associati con i luoghi e hanno strategie per proteggere i diversi aspetti del patrimonio olfattivo”.

Le generazioni future meritano la protezione di questo immenso patrimonio culturale. Un odore si analizza in un modo molto preciso e lo studio ha messo a punto un vero modus operandi:

 

“L’analisi chimica è condotta prelevando un campione dei composti organici volatili (VOC) che sono emessi dall’oggetto storico o presenti nell’ambiente dello spazio patrimonio che ci interessa. La maggior parte degli odori (non tutti) sono il risultato di VOC. “. Gli strumenti utilizzati sono sensori molto sensibili che assorbono al meglio i campioni.

La fase di identificazione dei diversi composti chimici è fondamentale per capire e caratterizzare l’odore.

Un profumo è parte di un patrimonio che va documentato, ricordato e ricostruito: per questo è importante sostenere il gruppo di Cecilia Bembibre e Matija Strlic, che attraverso l’olfatto vuole ricostruire pagine di storia.

Gianluigi Marsibilio