Un enorme costone di roccia ghiacciata di circa 50 km di larghezza univa Dover con la Francia. 450.000 anni fa la Terra era nel pieno di un morsa glaciale e il ghiaccio si estendeva dinanzi al mare del Nord e alla Gran Bretagna.
Quasi mezzo milione di anni fa l’uomo di Neanderthal compare in Europa e il lago sub glaciale nello stretto di Dover, decide di traboccare e cominciare un processo di distaccamento, ironicamente ribattezzato dal team del Professor Sanjeev Gupta, dell’Imperial College di Londra, come una Brexit 1.0.
Nel team, che ha pubblicato il suo lavoro su Nature Communications, è presente la dottoranda Francesca Oggioni, che ci ha spiegato in dettaglio la ricerca.
Negli anni ‘60 numerosi studiosi, in particolare il Professor Alec Smith del Bedford College, attribuivano i fori sul fondale ad un evento del genere, oggi le ipotesi del docente sono state confermate a distanza di anni.
Per comprendere il contesto è importantissimo capire la situazione climatica durante la separazione: “Al momento della separazione il pianeta era in una fase di High sea leavel – ha spiegato la Oggioni – ovvero il livello del mare era alto. Allo stesso tempo I ghiacciai presenti nel mare del Nord e nel Nord Europa si stavano sciogliendo, e le acque provenienti dallo scioglimento dei ghiacci confluivano nei sistemi fluviali”. Tutto questo ha alimentato il lago nascosto a nord dello stretto, che con una rottura della sua parete, dovuta al volume immenso di acqua, ha cambiato una volta per tutte il paesaggio tra Regno Unito e Europa continentale.
Come abbiamo già detto, più studiosi nel passato hanno pensato all’ipotesi di una separazione tra la Gran Bretagna e il resto del continente: 10 anni fa, sempre dall’Imperial College e dai suoi ricercatori, furono trovate queste vallate sul fondale marino, e molti ipotizzarono di trovarsi dinanzi a prove importanti per accertare la spaccatura.
La ricercatrice italiana ha parlato di un notevole miglioramento nei dati in questo studio, rispetto al passato : «I dati ad alta risoluzione hanno permesso di identificare la natura e il numero degli eventi che hanno portato all’apertura dello stretto di Dover e alla formazione delle strutture osservate sul fondale della Manica». La risoluzione è andata ad oltre 1.5 m e il database usato analizzava la zona centrale del Canale della Manica fino al Mare del Nord.

Le scogliere di Dover sono un simbolo di questa catastrofica separazione, la larghezza del passaggio: “Era probabilmente la stessa che si può misurare nella zona più stretta dello valico di Dover (meno di 50km di larghezza)».
Il passaggio, come ci è stato confermato dalla scienziata : «Sarebbe stato continuamente emerso e sommerso in base ai cicli di livello del mare» .

 

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: Imperial College