Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato martedì un ordine volto a allentare la pressione fatta, dal punto di vista normativo, sulle industrie del carbone. Ad oggi questo è il più grande attacco a tutti gli sviluppi contro il cambiamento climatico. L’EPA, guidata da Scott Pruitt, è legittimata ad abbattere i cordoli sulle emissioni di carbonio centrali elettriche. La direzione è chiara e l’obiettivo sembra essere l’abrogazione dell’accordo della Cop21.

In Europa c’è sconcerto per la decisione, ma come si stanno comportando i paesi del nostro continente nell’applicare gli accorgimenti portati avanti nella conferenza sul clima?

Un report di Carbon Market Watch indica un quadro piuttosto chiaro: Svezia, Francia e Germania sono le uniche nazioni in linea con gli obiettivi della Cop21.

La classifica è stata compilata utilizzando le istruzioni ministeriali e i documenti ufficiali presentati alla Commissione europea, inoltre c’è stato un forte controllo incrociato tra i vari enti nella redazione dello studio.

Kaisa Amaral di Carbon Market Watch ci ha precisato: “In Europa c’è una schiacciante azione contro i cambiamenti climatici, i governi amano presentarsi come leader in questa lotta. Il nostro rapporto rivela come, i grandi discorsi non sempre si traducono in un’azione determinata”.

La classifica confronta le diverse posizioni dei paesi in ambito energetico e governativo.

La Svezia si colloca al primo posto anche grazie alla sua proposta di abbattere entro il 2040 le emissioni interne del 73% e diminuire del 40% le emissioni domestiche già nel 2030.

L’Italia è punita con una ventesima posizione a causa della mancanza di un piano per le emissioni interne post 2030, per quella data la riduzione è fissata ad un povero 33%.

I tre paesi virtuosi come ha precisato la Amaral: “Sono sulla strada giusta verso il raggiungimento degli obiettivi di Parigi, e siamo fiduciosi che gli altri seguiranno l’esempio”.

La divisione tra paesi virtuosi e meno non è una distinzione nord-sud, infatti l’Irlanda si classifica solo al 18° posto e Cipro si attesta appena un gradino sotto al podio.

Il rapporto, come ci è stato precisato, vuole: “Sostenere l’impostazione del giusto punto di partenza nei vari paesi, chiudendo le scappatoie nella legge”.

La Svezia guarda tutti dall’alto perché ha una posizione: “chiaramente ambiziosa su questi obiettivi”.

 

COME SI ARRIVA AL VERTICE DELLA CLASSIFICA?

– Sostenere un obiettivo alto per il 2030 e uno ancora più ambizioso per il 2050

– Rimuovere ogni forma di scappatoia legata alle emissioni volte ad aggirare i trattati.

– Promuovere un sistema di governance che effettui controlli annuali e preveda sanzioni in caso di mancato rispetto degli obiettivi

– Riflettere su un sistema che non premia in alcun modo i paesi che non rispettano gli obiettivi.

 

 

 

Per quanto riguarda l’uso di combustibili fossili basta vedere che l’uso di carbone in Cina è passato da una crescita del 3,7% nel 2013 ad un calo del 3,7% nel 2015. L’Europa si dimostra colpevole di alcuni investimenti pericolosi per l’ambiente: “La Commissione Europea ha approvato fino a € 12 miliardi di investimento nella modernizzazione dei sistemi energetici in Europa centrale e orientale tra il 2013 e il 2019, ma la maggioranza dei quali è progettato per essere utilizzato per la produzione di energia da combustibili fossili”.

Il post 2020 sarà fondamentale per cambiare rotta agli investimenti, la Cina si prepara nel frattempo a diventare nel 2021 leader nell’energia pulita. Ad oggi infatti il dragone ha: “Appiattito i consumi di carbone negli ultimi tre anni e sta chiudendo attivamente le miniere e le centrali elettriche a carbone, ben prima della fine della loro vita utile”. Entro il 2020 si prevedono oltre 350 miliardi di dollari in investimenti sull’energia pulita.

L’obiettivo di decarbonizzare l’economia non riguarda solo gli USA, anche noi abbiamo i nostri problemi e l’Italia dal basso della sua maglia nera deve reagire insieme a gran parte del continente.

 

Gianluigi Marsibilio