Le temperature record tra il 2015 e il 2016 hanno creato un nuovo fenomeno di sbiancamento dei coralli tra gli abissi della fascia tropicale. Il grande patrimonio rappresentato dalla barriera corallina è stato pesantemente minato, e come hanno sottolineato su Nature i ricercatori guidati da Terry Hughes dell’Australian Research Council Centre of Excellence for Coral Reef Studies, non basterà fermare la pesca o ridurre l’inquinamento in alcune zone dell’oceano.

Il primo evento di sbiancamento documentato è stato registrato nel 1980, grazie al coordinamento di satelliti che scandagliavano le temperature e la superficie dei mari.

Noi abbiamo parlato con Andrew Hoey, scienziato proveniente dal Center of Excellence for Coral Reef Studies, che ci ha confermato la delicatezza della situazione: “La circostanza più preoccupante è la crescente frequenza di eventi massicci di sbiancamento, ciò significa che il tempo in cui le barriere possono recuperare è in rapido declino”.

I reef hanno tempi molto ampi per ricostituirsi: “Almeno 10-15 anni per recuperare da eventi del genere”, in due anni per la GBR ci sono stati due casi ugualmente drammatici che rischiano di minare per sempre almeno una parte della barriera.

I 2300 km di GBR sono stati influenzati da vari fattori e oggi la regione settentrionale è una delle più colpite. Attualmente le soluzioni per cambiare la situazione, come ci ha testimoniato il ricercatore, servirebbero politiche di protezione massicce : “Lo sbiancamento è indissolubilmente legato ai cambiamenti climatici – ha continuato Hoey – noi dobbiamo tenere la grande barriera corallina, e anche le altre negli abissi del pianeta, intatte. Le azioni più efficaci possono essere locali, come il miglioramento della qualità dell’acqua o la protezione di alcuni pesci, ma il nostro lavoro ha dimostrato che tutto ciò non è abbastanza”.

Il futuro delle barriere è legato ad una gestione efficace di parchi marini e interventi urgenti per ridurre il riscaldamento globale.

Facendo un piccolo passo indietro. Come si è arrivati ad avere dei cimiteri di coralli sbiancati? Hoey è sicuro su questo: “I cimiteri bianchi sono stati creati in realtà da una risposta dei coralli alle alte temperature delle acque, quando il calore si alza i coralli vengono stressati e espellono piccoli impianti unicellulari (zooxantelle) che solitamente vivono nel loro tessuto. Le zooxantelle conferiscono ai coralli i loro colori caratteristici, ma una volta espulsi il tessuto del corallo in sé è trasparente e proprio per questo si può vedere lo scheletro bianco sotto. Gli organismi non solo forniscono ai coralli il loro colore, ma forniscono anche la nutrizione”.

Molti funzionari in giro per il mondo si stanno adoperando per riprendere in mano la situazione, la Grande Barriera Corallina è un patrimonio assoluto e come ha ricordato lo scienziato: “Sostiene numerose industrie e vale miliardi per l’economia australiana”.

La bellezza dei coralli è economica, scientifica e naturale; la perdita di un simile patrimonio a chi conviene?

Gianluigi Marsibilio