La risposta alla crisi dei rifugiati nell’Est Europa è stata rappresentata dal copioso aumento delle recinzioni: 30 mila chilometri di filo spinato e muri sono stati posizionati dal 2015 nella regione eurasiatica. L’effetto provocato dalle barriere non ha solo un impatto umano molto forte, anche la fauna viene pesantemente bersagliata da questi provvedimenti presi dai governi nazionali.

Dopo lunghi decenni di crescita e ripresa della fauna in seguito a accordi ratificati dal 1980 in poi, come la Convenzione sul Commercio Internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), la Convenzione sulle specie migratorie (CMS) o la Convenzione di Berna sulla conservazione della fauna selvatica europea, il numero degli animali selvatici rischia di nuovo un pesante decremento.

Alcune specie reintrodotte da pochi anni sono minacciate di estinzione, ad esempio il gatto delle montagne tornato sulle Alpi Dinariche nel 1973.

Se le barriere saranno lungo i confini per oltre dieci anni tutta la fauna selvatica potrà essere notevolmente compromessa. Uno studio pubblicato su Plos One ha messo in luce tanti dati interessanti per capire come le recinzioni stiano danneggiando effettivamente l’ambiente. La popolazione degli orsi in Slovenia e Croazia, ora relativamente in buona salute, potrebbe nel corso degli anni completamente impoverirsi, nella ricerca gli studiosi affermano: “La recinzione – riferita al caso ungherese- è in diretto conflitto con uno dei principali obiettivi della strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2020 e della strategia per le infrastrutture verdi dell’UE, volti a ripristinare e mantenere la connettività habitat per una vasta gamma di specie”.

L’allarme, come indicano i ricercatori, è chiaro: “Se la recinzione diventa una caratteristica permanente può annullare decenni di conservazione e gli sforzi di collaborazione internazionale”.

Il documento vuole far partire una riflessione all’interno della comunità di biologi, che devono elaborare una risposta chiara a problemi del genere.

Gli scienziati, che hanno coordinato il lavoro, non dimenticano di chiarire che in alcuni casi le recinzioni possono involontariamente aiutare alla conservazione, creando spazi con un impatto umano minimo, agevolando persino la ricostituzione della fauna selvatica per alcune specie.

Nel 1992 la direttiva HABITAT è stata introdotta dall’UE con lo scopo di proteggere la fauna selvatica in via d’estinzione. Oggi l’insieme di norme che hanno guidato il recupero dei grandi carnivori e di molte altre specie è sotto attacco e i ricercatori sono chiamati a trovare soluzioni immediate e politicamente efficaci.