L’uomo è da sempre proiettato nello spazio, ma le misure precauzionali da prendere e studiare sono tante come dimostra uno studio apparso su Nature Leukemia: i ricercatori dell’Istituto Wake Forest per la medicina rigenerativa hanno dimostrato, per la prima volta, la correlazione tra spazio profondo e rischio di sviluppare leucemia.

Le cellule umane studiate, sono state impiantate sui topi e inondate da radiazioni simulate provenienti da particelle solari energetiche (SEP) e dei raggi cosmici (GCR). A risentirne sono state le cellule emopoietiche che comprendono lo 0.1% del midollo degli adulti ma permettono ad una grande vastità di tipologie di cellule del sangue di circolare e portare ossigeno.

Le mutazioni principali sono due e hanno portato, in primo luogo, a danni genetici che hanno causato direttamente una leucemia e in seconda battuta hanno completamente alterato le capacità delle cellule staminali emopoietiche di generare anticorpi adatti a lottare contro i tumori e le infezioni. Gli astronauti quindi sarebbero esposti a dei danni immunitari insorti dalle radiazioni.

Le cellule analizzate provenivano da donatori sani con un’età tra i 30 e i 55 anni, intermezzo di vita tipico dell’attività degli astronauti. Le simulazioni hanno compreso dosi di radiazioni tipiche di una probabile missione su Marte. Sono bastate queste quantità per diminuire la capacità di produzione di cellule nel sangue di circa il 60-80%.

In una missione nello spazio profondo tutto ciò si traduce in un sistema immunitario debilitato e in una forte possibilità di sviluppare anemie già durante il viaggio.

Viaggiare verso Marte come sapevamo avrebbe comportato rischi, le 140 milioni di miglia da attraversare però vanno analizzate bene per non mettere a rischio la salute di nessuno, lo studio finanziato dalla NASA avrà importanti ricadute su future ricerche.

Le cellule del sangue devono trasportare ossigeno e sostenere la vita attraverso i nutrienti, il midollo osseo ha la capacità di rigenerare queste cellule, le radiazioni andrebbero ad intaccare tutto questo processo molto delicato al fine di tenere sano l’organismo.

Il futuro dell’uomo nello spazio è legato alla ricerca su queste patologie: Brendan Harley e Ji Sun Choi, dell’Università dell’Illinois stanno studiando l’ambiente del midollo osseo e la sua influenza nell’alterazione sulle cellule.

Siamo sicuri che anche da studi del genere verranno fuori soluzioni per lanciare l’uomo tra le stelle in totale sicurezza.

Gianluigi Marsibilio