Un’equipe di scienziati guidata da Dominic Papineau, dell’University College London, ha pubblicato su Nature un documento in cui viene riportata la scoperta di fossili, ritrovati in Canada, che sembrano avere un’età a cavallo tra i 3.77 miliardi e 4.28 miliardi di anni.

Le tracce ritrovate sono quelle di antiche colonie e resti di batteri che, una volta sott’acqua, sono state capaci di prosperare tra i camini idrotermali. La scoperta se confermata porterebbe alla luce un dato incredibile: la vita sulla terra è stata capace di svilupparsi in un tempo relativamente breve dato che l’età del nostro pianeta si aggira sui 4.5 miliardi di anni.

In ogni caso del genere c’è sempre una piccola parte di controversia da risolvere e per questo abbiamo chiamato l’uomo più vicino alla scena del “delitto”: lo scienziato Papineau.

La sua è un’emozione forte, decisa e incontenibile, tuttavia non nasconde l’esigenza di andare avanti nello studio attraverso ulteriori verifiche: “Dobbiamo misurare l’abbondanza di oligoelementi, isotopi stabili, la composizione elementare del carbonio grafitico e dell’ematite associata a questi microfossili”. Gli esami ancora da compiere sono ancora molti e tutti dovranno studiare i campioni raccolti in Quebec dal punto di vista microscopico.

Per capire quanto sia difficoltosa l’analisi di elementi del genere, il ricercatore ci ha raccontato come sono state fatte le indagini: “Abbiamo prodotto delle fette sottili di roccia proveniente dal Quebec settentrionale, i campioni sono stati resi fini come foglietti, inoltre abbiamo trattato la roccia con della carta abrasiva e resina per poterla incollare su un vetrino”.

Il processo, seguito anche dal dottorando Matt Dodd, è proseguito attraverso l’uso di un microscopio ottico che ha elaborato e permesso lo studio delle immagini.

La scoperta dei campioni è stata, in un certo senso, fortunata. Il professore stava studiando delle rocce chiamate BIF ad alto contenuto ferroso, un piccolo affioramento di colore rosso però ha catturato l’attenzione di Papineau che ha catturato il materiale: “In uno stato abbastanza emozionato”.

È evidente come da una pubblicazione del genere la storia della vita sul pianeta venga elaborata in maniera decisamente diversa: “L’origine della vita deve essere avvenuta prima rispetto alla formazione di queste rocce, cioè forse più o meno entro i 250 milioni di anni di vita della Terra”.

Lo sguardo viene lanciato anche allo spazio: “Questi indizi ci dicono che la probabilità dell’esistenza di vita extraterrestre si fa sempre più concreta perché si ha solo bisogno di acqua allo stato liquido e attività vulcanica per qualche centinaio di milioni di anni affichè questo tipo di biochimica si evolva”.

Lo scienziato ha concluso: “Ci sono molti luoghi nel sistema solare in cui questo processo potrebbe essersi verificato”; effettivamente come abbiamo spesso documentato stiamo scoprendo nel nostro sistema solare luoghi sempre più adatti alla vita.

Ora la priorità per il team è la conferma della loro scoperta, successivamente siamo tutti pronti a scoprire la vita tra stelle, lune e pianeti.

 

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: Matthew Dodd / PA