Una grande novità nella ricerca sull’autismo è arrivata in settimana grazie ad uno studio pubblicato su Nature guidato dalla ricercatrice Heather Cody Hazlett del Dipartimento di Psichiatria della University of North Carolina.

Lo studio è stato effettuato su 106 neonati ad alto rischio, a causa di un componente famigliare effetto da autismo, e su 42 infanti a basso rischio. La ricerca ha evidenziato come a cavallo tra i 12 e i 24 mesi di vita i bambini, che poi svilupperanno l’autismo, subiscono un accrescimento nel volume del cervello.

Nelle famiglie con un membro già affetto da autismo c’è una possibilità di 1 su 5 di riavere altri figli colpiti da questo disagio.

Lo studio ha evidenziato che i caratteristici deficit sociali dell’ ASD emergono tra l’ultima parte del primo anno di vita e il secondo. La Hazlett ci ha chiarito l’importanza della ricerca: “Abbiamo trovato nei bambini che hanno sviluppato l’autismo all’età di due anni, delle dimensioni maggiori del cervello. Questo allargamento del cervello è avvenuto nel secondo anno (quindi tra i 12 e i 24 mesi di età) ed è stato associato all’emergere di deficit sociali. Osservando il cervello nel primo anno, abbiamo scoperto che questo allargamento è stato preceduto da una superespansione della superficie del cervello che stava accadendo tra i 6 e i 12 mesi di età”.

Il risultato, comunque importante, raggiunto dal team è stato ottenuto con l’ausilio della MRI (Risonanza magnetica) che è stata fatta sui bambini ai 6, 12 e 24 mesi.

Nei neonati con diagnosi di autismo si è osservata una crescita legata in particolare alle aree connesse al trattamento delle informazioni sensoriali.
Lo studio non è ancora completo sotto ogni punto di vista, infatti la ricercatrice ci ha precisato che per rispondere alla domanda sulle effettive peculiarità di un cervello affetto da autismo, c’è bisogno ancora di tempo. Il numero di bambini analizzati è ancora minimo e ci sarà bisogno di ripetere più volte lo studio per confermare i risultati e ampliare la nostra conoscenza dell’autismo.
Si dovrà continuare a indagare per capire sempre più i marcatori legati all’autismo per prevenirlo e capirlo in fondo.

Gianluigi Marsibilio