Studiare la costante di Hubble e migliorarne la misurazione è sempre stato uno degli obiettivi degli astronomi in tutto il mondo; i nuovi dati hanno suggerito una velocità di espansione dell’universo di circa il 6% più veloce rispetto agli attuali modelli.
Gli studi, pubblicati su MNRAS (Monthly Notices of the Royal Astronomical Society), sono stati resi possibile dal progetto H0LICOW che ha utilizzato il telescopio Hubble e altri telescopi di base sulla Terra, compresi il Keck nelle Hawaii, impiegati per studiare le galassie e arrivare ad una misurazione indipendente della costante di Hubble.
Vivien Bonvin, scienziato del progetto H0LICOW e scienziato dell’ Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL), ci ha spiegato l’importanza della costante nei modelli cosmologici: “Grazie a questa misura si controlla il tasso attuale di espansione dell’universo. I modelli usati dagli scienziati nello studio dell’universo hanno bisogno di diversi parametri che interagiscono per spiegare ciò che osserviamo”.
H0LICOW è un programma che mira a misurare H0 con un’incertezza minore al 3,5%:
per farlo ha sempre utilizzato Hubble, il Very Large Array e COSMOGRAIL ( che si concentra sullo studio di quasar).
I cosmologi ora sono concentrati nell’approfondimento del modello standard, tra i parametri principali da verificare per una conferma della struttura teorica degli scienziati c’è sicuramente la materia oscura, l’energia oscura e lo studio della materia “normale”.
La nuova misurazione però mette in discussione tutto dato che, come ci ha confermato lo studioso: “La misurazione dice semplicemente che abbiamo misurato una velocità di espansione di circa il 6% più veloce rispetto a quanto previsto dal Modello Standard cosmologico”.

Il valore precedente è stato preso dalla CMB (Radiazione Cosmica di Fondo), quello attualmente misurato dai nuovi studi viene dall’osservazione di oggetti vicini a noi, rispetto alla distanza dell’eco del Big Bang.
Tre galassie sono state osservate con particolare attenzione: questi corpi molto estesi infatti hanno permesso la creazione del fenomeno del lensing gravitazionale, che ha concesso agli scienziati lo studio della luce di quasar ben più lontani. Proprio la velocità d’arrivo della luce da questi oggetti esotici ha permesso di capire il nuovo valore della costante di Hubble.
I nuovi calcoli cambiano completamente la percezione dei modelli dell’universo, come ci ha spiegato Frèderic Courbin, anche lui scienziato dell EPFL: “Per conciliare le due misurazioni è necessario modificare in modo significativo i modelli cosmologici”.
Gli studi effettuati sono , ma Courbin ha invitato alla calma. Secondo il ricercatore due sono i passaggi da effettuare: “Nel caso in cui la discrepanza tra misure sia reale abbiamo bisogno di elaborare un nuovo modello cosmologico, per confermare questo abbiamo bisogno di raddoppiare, triplicare tutte le osservazioni e fare nuove prove prima di rivendicare i nostri studi sui modelli cosmologici”.
Ad oggi i metodi utilizzati per lo studio della costante sono tre: “Radiazione Cosmica di Fondo, Supernovae e lensing gravitazionale”.
Gli scenari aperti da queste novità sono moltissime, secondo Vivien Bonvin la possibilità di un Big Rip viene fortemente rilanciata: “L’universo si starebbe espandendo così velocemente che la materia ordinaria non sarebbe in grado di sopravvivere a causa della velocità dell’espansione, tuttavia questa è un’affermazione ancora troppo audace e il nostro studio non si concentra su questa ipotesi”. Da capire è il ruolo dell’energia oscura: ad oggi non sappiamo molto, e la sua natura potrebbe cambiare e risolvere la tensione nelle misurazioni della costante di Hubble.
Courbin è stato molto chiaro sui risultati raggiunti: “Ho (Costante di Hubble) e gli altri criteri dipendono l’un l’altro. Solo lo studio di un parametro non migliora la nostra conoscenza degli altri”.
La strada imboccata è quella giusta, ma nonostante questo rimane lunga e piena di sorprese.
Gianluigi Marsibilio

 

Crediti immagine: NASA/ESA Hubble Space Telescope