La responsabilità dell’uomo nell’estinzione della megafauna australiana avvenuta nel pleistocene è stata a lungo dibattuta e finalmente, uno studio guidato da Sander Van Der Kaars della Monash University, ha dimostrato il coinvolgimento dell’essere umano nell’estinzione dei grandi animali che abitavano il pianeta durante il pleistocene (tempo che va da 2,58 milioni di anni fa a 11.700 anni fa).

Una delle ipotesi più accreditate prima di questo studio, apparso su Nature Communications, vedeva il cambiamento climatico come la causa principale nella scomparsa degli animali, tuttavia i ricercatori hanno escluso questa possibilità osservando il livello di Sporormiella ( fungo che cresce negli escrementi animali).

Le spore del fungo, tanto importante alla realizzazione dello studio, sono state sono state calcolate in percentuale alla somma del polline.

Un netto collasso di indicatori della spora infatti avviene dai 45.000 a 43,1 mila anni fa, l’indicazione esclude il fattore clima e mette in gioco la figura dell’uomo che si è disperso in Australia con delle tempestiche molto sospette e in concomitanza di poche migliaia di anni dalla scomparsa della megafauna.

Van Der Kaars ha fatto notare come l’estinzione di questi animali: “sia legata alla colonizzazione persistente dell’essere umano sul pianeta Terra”.

I grandi mammiferi hanno sempre subito varie problematiche legate alla bassa riproduzione e alle scarse capacità di resistenza alle alterazioni ambientali. Il dibattito in questi anni tra causa umana e climatica è stato notevolmente acceso, fino ad oggi.

Lo sviluppo definitivo delle comunità umane si è verificato esattamente a cavallo del periodo di estinzione e secondo lo studio: “Il crollo della popolazione è iniziato entro 2000 anni dalla data d’inizio della dispersione umana in Australia”.
Il pianeta ha perso negli ultimi 130.000 anni quasi tutti i suoi più grandi mammiferi e l’apporto umano a quest’estinzione è rimasto controverso fino ad oggi. Lo studio guidato dai ricercatori della Monash University sembra aver cambiato le carte in tavola nel dibattito e ora il dito è puntato proprio contro l’essere umano.

Gianluigi Marsibilio