La missione Kepler ha portato avanti la caccia agli esopianeti in modo esemplare, nonostante qualche piccolo guasto all’osservatorio, la caccia ai pianeti extrasolari è entrata in una nuova era.

Un team di scienziati statunitensi e europei ha redatto un catalogo sui pianeti rintracciati da Kepler che hanno alte probabilità di trovarsi nella zona d’abitabilità.

L’HZ (Habitable Zone) è la regione attorno ad una stella in cui un pianeta potrebbe sostenere le condizioni necessarie per la vita. In questa zona, l’equilibrio tra le radiazioni stellari sul pianeta e il raffreddamento radiattivo del corpo permette la presenza di acqua sulla superficie.

Le definizioni di HZ sono varie e hanno diverse stime, quella ottimistica parla di oltre 100 pianeti, già scoperti, adatti in pieno alla vita; la pessimistica ritiene solo una ventina di corpi adatti alla vita.

Rintracciare un pianeta roccioso e di dimensioni simili alla Terra è diventato sempre più facile: di questo ci ha parlato lo scienziato Ravi Kumar Kopparapu, del Goddard Space Center della NASA: “Diciamo che un pianeta è in HZ quando ha una massa e dimensione simile alla nostra Terra e riceve abbastanza luce per mantenere l’acqua liquida”. Comprendere queste caratteristiche oggi è molto più facile grazie ad alcuni modelli; si può ad esempio, come ci ha segnalato il ricercatore NASA: “Prendere in considerazione un pianeta simile alla Terra con gas analoghi nella sua atmosfera e fare il calcolo per trovare la quantità minima e massima della luce stellare di cui un pianeta ha bisogno per mantenere l’acqua liquida in superficie ”.

Ogni stella logicamente ha un suo prototipo di zona abitabile: “Abbiamo utilizzato un modello climatico per tutte le varietà stellari”.

I dati di Keplero offrono molti spunti sui pianeti nella nostra galassia: “C’è una classe di pianeti la cui dimensione è tra la Terra e Nettuno (super Terre), e sono molto comuni intorno alla stelle”.

Anche gli Earth Like Planet, scoperti da Kepler, sonne abitabili delle loro stelle, e sono potenzialmente abitabili”.

La media venuta fuori dalla missione della NASA ci dice che ogni stella della nostra galassia ha almeno un pianeta intorno ad essa: “Se la nostra galassia ha 100 miliardi di stelle, allora significa che ci sono almeno 100 miliardi di pianeti di ogni sorta di dimensione”.

Per i pianeti Earth Like c’è una statistica: “Circa il 22% delle stelle simili al sole nella nostra galassia hanno pianeti in HZ e anche astri più freddi hanno un tasso di incidenza del 20% di pianeti abitabili”.

Le parole dello scienziato ci mostrano come in realtà i pianeti compatibili con la vita potrebbero essere miliardi.

L’eredità di Kepler sarà raccolta nei prossimi anni da molti strumenti a partire dal JWST (James Webb Space Telescope). La domanda a cui rispondere è primaria: “Siamo soli nell’universo?” e Kopparapu è abbastanza chiaro su questo punto: “Probabilmente no”.

Gianluigi Marsibilio