Un team di ricercatori, guidato da Marcus Munafò dell’Università di Bristol, ha prodotto un manifesto sulla riproducibilità scientifica, con l’obiettivo di migliorare la qualità della ricerca scientifica.

Ovviamente, come ci ha testimoniato il ricercatore: “Nulla è mai perfetto, e forse il modo di fare scienza in questo momento è il meglio che possiamo avere”, tuttavia ci sono molti dibattiti sull’ottimizzazione del processo scientifico e su Nature Human Behavior il gruppo ha pubblicato le sue linee guida.

Come precisato nel lavoro: “Una grande sfida per gli scienziati è quella di essere aperti a nuove e importanti intuizioni e contemporaneamente evitare di essere ingannati”.

Gli scienziati precisano che hanno timore dell’eccessiva ansia del nuovo risultato, perché spesso si va incontro a dei veri autoinganni scientifici, con test, in particolare nel settore biomedico, falsati e non riproducibili. Munafò ha puntualizzato: “ Credo che il sistema attuale ponga troppa enfasi sulla novità e la prevalenza, così tutti sono incoraggiati a trovare qualcosa di nuovo ed eccitante (io sono il primo a farlo)”. Fin qui tutto bene, ma è fondamentale non solo avere tanti risultati nuovi, ma anche avere una solidità nei dati ottenuti: “Abbiamo bisogno di capacità esplorativa e ricerca innovativa, ma le conferme sugli studi devono essere solide”.

Gli studiosi incoraggiano l’open science e l’uso di piattaforme in cui si può pre-registrare lo studio compiuto: “L’open science ha molto da offrire: il processo scientifico più trasparente è meglio è, più responsabile è meglio è. Gli scienziati oggi sono in grado di conoscere e valutare il lavoro dei propri colleghi”.

Gli errori possono essere tuttavia non solo disonesti e truffaldini: “Errare è umano, e abbiamo bisogno di processi per proteggerci contro gli errori umani onesti”.

Trasparenza e scienza aperta sono al centro del lavoro del team e questo viene specificato nel rapporto: “La scienza è un’impresa sociale: gruppi indipendenti e collaborazioni lavorano per accumulare conoscenza come un bene pubblico. La credibilità delle affermazioni scientifiche è radicata nelle prove che li sostengono”.

La comunità deve avere la capacità di riprodurre, estendere, criticare le prove a sostegno di uno studio, senza questi requisiti effettivamente ci sono problemi di riproducibilità.

Il peer rewiev è oggi al centro del processo di pubblicazione di un articolo scientifico, Munafò ha parlato anche di questo: “Una qualche forma di peer review sarà sempre attiva, tuttavia i sistemi attuali pongono molto potere nelle mani di due/tre persone”, la vera innovazione della scienza aperta è il passaggio di un documento allo stato di preprint editoriale: “tutto ciò è positivo perché permette ad una percentuale di gran lunga maggiore della comunità scientifica di rivedere e commentare un articolo prima della pubblicazione formale”. In questo modo i risultati possono essere capitalizzati e compresi al meglio.

Dopo aver illustrato le linee guida e i consigli da seguire per avere una scienza più efficace, trasparente e onesta, lo studio si conclude con una frase di Feynman che vogliamo riportare: “”Il primo principio è che non si deve ingannare se stessi – e tu sei la persona più facile da ingannare”.

Nel 2017 forse assisteremo ad un miglioramento nella comunità scientifica, e per promuoverlo c’è sempre bisogno di una comunicazione della scienza schietta e sincera, sia interna che esterna.

 

Gianluigi Marsibilio