L’Oxford Dictionaries ha dichiarato “post- verità” parola dell’anno. Il vocabolo: “denota o si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica”. In questo contesto, forse oggi più che mai c’è bisogno di una corretta divulgazione scientifica.

La National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, ha convocato un gruppo eterogeneo di scienziati e comunicatori scientifici per offrire un programma di ricerca in grado di orientare efficacemente il racconto della scienza.

L’accademia ha individuato tre obiettivi concreti: seguire una linea narrativa, fare un debunking delle informazioni scorrette e inserire le informazioni in un frame.

Abbiamo parlato con la Professoressa della West England Universities Emma Weitkamp, che da anni dedica i suoi studi alla comunicazione della scienza: “Penso che – nel 2017- abbiamo bisogno di entrare in contatto con gruppi svantaggiati, sia per aumentare la capacità delle persone di interpretare e permettere alle persone di fare uso della scienza nella loro vita quotidiana, come in questione connesse alla sicurezza sul web, ai comportamenti ambientali e alla decisioni sulla loro salute”.

Carl Zimmer, giornalista scientifico per il NY Times, National Geographic e Discovery, ci ha parlato così delle sue sfide da divulgatore: “Il cambiamento climatico è il problema principale della nostra epoca, e può rimanere così per secoli a venire. La sua evoluzione molto difficile da raccontare, perché i suoi effetti sono così difficili da immaginare”.

Ci sono tante sfide, differenti da paese a paese, inerenti alla scienza: “ Altri temi caldi- ha riferito Weitkamp- sono ad esempio le questioni sollevate dalla tecnologia di comunicazione ( social media e cambio dei modelli di consumo delle notizie)”.

Catturare i giovani è importante in questo tipo di comunicazione, secondo Zimmer c’è un metodo sicuro per coinvolgere il più ampio pubblico possibile: “Ci piace ascoltare storie. Non ci piace annegare nei dati. Quindi è importante trovare buone storie di scienza, e definirle bene, adottando le tecniche dei buoni narratori”.

La Weitkamp ha identificato uno dei problemi della comunicazione scientifica nel: “Garantire che i cittadini siano in grado di prendere le decisioni per la vita quotidiana”.

Nella divulgazione bisogna arrivare al numero più vasto di individui, fortunatamente ci sono, come spesso testimoniamo sul nostro sito, ottimi esempi a cui attingere: la ricercatrice di Bristol ha citato tra gli altri l’astronauta Tim Peake, per la capacità di “rendere accattivante la scienza per i giovani”.

I comunicatori devono rimanere “flessibili e intraprendenti”: avvincere il pubblico è una priorità essenziale, per la scienza così come per noi.