In una culla di gas e polveri intorno alla giovane stella HD 163269, il team del professore Andrea Isella, del dipartimento di fisica e astronomia della Rice University, ha rilevato la nascita di due giovani pianeti pronti ad orbitare nel loro sistema stellare.

Isella, a ridosso della pubblicazione su Physical Rewiev Letters, ha parlato con noi della scoperta avvenuta grazie ad uno strumento come ALMA (Atacama Large Millimeter Array): “Una delle domande più importanti dell’astronomia moderna è capire come si formano i pianeti e come si è formato il Sistema Solare. A oggi sono stati scoperti migliaia di pianeti al di fuori del sistema solare”, la particolarità della ricerca pubblicata ieri sta nel momento di osservazione, infatti si tratta di una prima volta in cui viene spiata una “gravidanza” stellare, la difficoltà di osservazione è elevatissima dato che: “Questi baby pianeti sono molto deboli e piccoli”.

Lo studioso ci ha precisato: “ Osservare i pianeti mentre si formano è molto più difficile”, i corpi si plasmano: “Nel ventre di dischi di gas e polvere che li nascondono. Inoltre, per trovare pianeti in formazione dobbiamo cercare all’interno di regioni di formazione stellare che sono lontane da noi”.

La stella in questione, non ha solo il doppio della massa rispetto al nostro sole, ma è anche più giovane, tutti i pianeti extrasolari ad oggi scoperti: “Orbitano a stelle vecchie come il nostro sole (4.5 miliardi di anni)”.

Le immagini arrivate dall’ALMA non sono rilevazioni dirette: “In realta’, non vediamo direttamente i baby pianeti, ma vediamo l’effetto gravitazionale dei pianeti sul materiale circostante. Da queste osservazioni possiamo stimare la massa dei pianeti e la distanza dai pianeti dalla stella”.

La struttura di questo sistema vede due spazi esterni a 100 e 160 UA di distanza da la stella riempiti di gas, questi dati fanno ipotizzare qualcosa in più sui corpi celesti che dovrebbero avere una massa pari a quella di Saturno.

Grande merito di questo studio così oculato è dello strumento, Isella ci ha parlato delle tecnologie usate dall’osservatorio: “L’Atacama Large Millimeter Array è un nuovo radio telescopio capace di fotografare sistemi planetari in formazione con una risoluzione 10 volte maggiore rispetto al passato”.

Per quanto riguarda le prospettive future in questo campo c’è da precisare che: “Nel prossimo futuro, potremo anche misurare la composizione chimica del materiale che forma i pianeti”.

 

Le domande su HD 163269 sono ancora aperte e lo studio continuo con ALMA e altri radiotelescopi aiuterà a scoprire di più, tutti quanti sono pronti a registrare i primi “vagiti” dei due pianeti.

 

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: ALMA – ESO/NAOJ/NRAO, A. Isella, B. Saxton – NRAO/AUI/NSF