Il ghiaccio della Groenlandia è meno stabile di quanto si credesse e negli ultimi 2.6 milioni di anni si è assistito ad un declino irreparabile.

Studiare il futuro della calotta artica e capirne il suo passato è uno dei compiti dello studioso Paul Bierman, dell’Università del Vermont, che su Nature ha pubblicato una ricerca sulla storia della calotta polare, insieme ai colleghi Jeremy D. Shakun, Lee B. Corbett, Susan R. Zimmerman e  Dylan H. Rood.

Un altro studio, guidato da Joerg Schaefer è stato divulgato sulla rivista britannica con dei risultati contrastanti a quello di Bierman.

Il professore dell’università statunitense ci ha parlato delle differenze tra i due lavori: “ Innanzitutto c’è il luogo analizzato, loro hanno studiato la parte occidentale della calotta di ghiaccio, noi vediamo ad est. Loro osservano un posto che probabilmente ha una storia complicata che si è sviluppata nel corso del tempo, noi abbiamo visto la combinazione di molti luoghi diversi nei nostri sedimenti. Nel nostro caso  abbiamo registrato un’età di 7,5 milioni anni, loro hanno constatato  un massimo di 1,5 milioni di anni”. Ma gli studi non raccontano due storie diverse dato che: “Possono essere riconciliati”.

I dati di Schaefer hanno concluso che la Groenlandia è stata, durante il pleistocene, libera quasi completamente dai ghiacci;  i metodi usati per ottenere i risultati sono innovativi e aiuteranno per molti anni nello studio del ghiaccio. Gli scienziati hanno verificato, attraverso i carotaggi, il livello degli isotopi di alluminio 26 e berillio 10 nei cristalli di quarzo.

La storia del ghiaccio in Groenlandia è complessa: la prima glaciazione su larga scala si è verificata 3,3 milioni di anni fa, mentre la più espansiva 2,7 milioni di anni fa. Altri dati mostrano come 400.000 anni fa la parte meridionale è stata parzialmente sghiacciata.

Sull’odierno sviluppo del ghiaccio Bierman ha detto: “Sappiamo molto su quello che sta accadendo oggi (è in atto una fusione), un bel pò di quello che è accaduto dopo l’ultimo massimo glaciale circa 12.000 anni fa, qualcosa di ciò che risale a 100.000 anni fa e del resto veramente poco”.

Il comportamento del ghiaccio è dinamico e Bierman lo sa bene: “Si espande e si contrae seguendo il clima globale, su 100.000 cicli annuali nell’ultimo milione di anni e su 44.000 cicli l’anno prima di allora. Recentemente, nel corso degli ultimi 100 anni, si sta restringendo e la fusione viene guidata da ciò che pensiamo sia parte del riscaldamento climatico globale”.

Studiare il clima oggi è una sfida  fondamentale per gli scienziati, Bierman ha precisato: “I periodi caldi del passato sono importanti come riferimento per quello che potrebbe accadere in futuro”.

La scienza del clima dunque ha bisogno di immergersi nel passato per migliorare e comprendere  l’impatto umano sul pianeta del futuro.

Gianluigi Marsibilio