Donald Trump sta analizzando tutto con attenzione e il suo desiderio è quello di mantenere una mente aperta sul tema del cambiamento climatico, ma cosa ci aspetta veramente?

Il Presidente eletto Donald Trump si è concesso per un colloquio con la redazione del New York Time:nel corso dell’incontro si è parlato più volte di cambiamento climatico e dell’accordo di Parigi, ratificato da Obama alcuni mesi fa.

Durante la campagna elettorale vi avevamo illustrato in vari articoli le posizioni dei due candidati principali: quelle del tycoon hanno sempre preoccupato molto gli scienziati del clima e i leader che per anni hanno lottato per raggiungere l’accordo di Parigi dello scorso dicembre.

Il Presidente ha affermato di disporre di una “mente aperta”, precisando: “Stiamo analizzando tutto con molta attenzione”.

Karl Mathiesen, giornalista collaboratore anche del The Guardian ed esperto di tematiche ambientali ci ha precisato: “Tutta la comunità scientifica ora deve continuare a produrre un ottimo lavoro e deve comunicarlo a lui nel migliore dei modi”, tuttavia non nasconde alcune perplessità su questa comunicazione tra il Presidente e gli scienziati: “è difficile capire come gli scienziati potranno fare direttamente appello a Trump”.

Le origini di Trump e delle sue idee sul cambiamento climatico sono per Mathiesen: “Il prodotto di un movimento anti-intellettuale della cultura occidentale, gli scienziati sono suscettibili di attacchi e demonizzazioni più che mai in questi anni”.

 

Nel colloquio Trump ha detto che la sua priorità è quella di avere: “Aria pulita”, vista la sua importanza, ricordando che “La sicurezza è di vitale importanza”.

 

Le indicazioni che però arrivano dalle sue idee per il bilancio NASA fanno sentire la comunità scientifica meno sicura: Bob Walker, un consulente della campagna del Presidente eletto, proprio al The Guardian ha espresso la necessità di ricollocare i progetti di monitoraggio del pianeta presso altre agenzie, diverse dalla NASA.

Questa azione sarebbe dannosa e minerebbe la leadership dell’agenzia spaziale in questo settore.

 

Alla domanda di James Bennet, editorialista del NYTimes, sull’impronta umana nel cambiamento climatico, il Presidente ha detto di vedere una certa connettività tra questi due fattori, ma non si è dilungato più di tanto.

L’accordo di Parigi non è un totem e il nuovo inquilino della Casa Bianca vuole “dare un’occhiata” a tutto quello che è stato deciso dalla comunità internazionale.

Mathiesen ci ha parlato dell’importanza della Cop21 e dei risultati raggiunti dalla comunità internazionale: “L’accordo di Parigi rappresenta un enorme quantità di fiducia: costruire un accordo tra le nazioni che hanno negoziato è molto difficile e sono state date grandi concessioni l’uno all’altro. Tra i negoziatori più difficili nel corso degli anni ci sono stati gli Stati Uniti. Così l’idea che essi possano recedere dal contratto o semplicemente andare indietro sui loro impegni è destinata a irritare paesi in tutto il mondo che hanno patteggiato in buona fede”.

Per ora prevedere quali saranno i reali provvedimenti del Presidente su questo tema è molto difficile, come ha ricordato anche Mathiesen: “Il lavoro più importante in questo momento è la scelta di consulenti saggi e preparati”.

Noi staremo a vedere, sempre pronti a raccontare lo stato del nostro pianeta.

 

Gianluigi Marsibilio