Nuovi mondi vengono scolpiti continuamente nello spazio e Sphere, strumento montato sul Very Large Telescope, ha osservato come i dischi protoplanetari stanno plasmando i nuovi pianeti.

Vari sono i team di ricercatori che hanno presentato nuovi lavori, tra questi quello guidato da Jos de Boer del Leiden Observatory, nei Paesi Bassi, che abbiamo contattato per capire al meglio l’importanza dei dischi protoplanetari sulla formazione dei singoli mondi.

De Boer ci ha spiegato: “ I dischi protoplanetari sono strutture di gas e polveri situate intorno a stelle ancora in formazione. Sono i resti delle nubi giganti che formano le stelle, e si pensa possano essere il luogo di nascita dei pianeti”.

Per una stella simile al sole la formazione può essere presente per i primi milioni di anni di vita del ciclo stellare.

La squadra dell’astronomo olandese ha studiato la giovane stella  RX J1615 , situata nella costellazione delle Scorpione. Questo astro ha presentato una struttura mai rilevata prima, infatti intorno alla stella c’è una struttura composta da anelli concentrici, che forma una versione titanica di anelli, simili a quelli che circondano Saturno.

“L’età di questo sistema in formazione, 1.8 milioni di anni, rende sorprendente la struttura rilevata”, questa è stata osservata grazie a delle sofisticate tecniche di imaging: “Si rileva la luce della stella che viene dispersa in piccoli grani di polvere negli strati superiori del disco. Sulla base di questa sola tecnica, non siamo in grado di determinare se le lacune tra questi anelli si estendono a tutto il percorso attraverso gli strati più profondi del disco”.

La novità sta nello studio di queste strutture: “ Gli anelli giacciono su questa superficie, e ora è possibile per la prima volta utilizzare la posizione di questi (perché non sono esattamente centrati intorno alla stella) per determinare in modo inequivocabile lo spessore (o altezza) del disco”.

Le ricerche presentate su questo tema sono tre ma il paper del team di De Boer ha ipotizzato: “La possibilità che le regioni esterne del disco potrebbero essere scolpite dalla presenza di uno o più pianeti”.

Il mondo potrebbe essere, in base a questi dati, essere un pianeta simile a Giove ma lo scienziato per confermare questa ipotesi ha ammesso: “Abbiamo bisogno di riosservare il sistema per determinare se questo punto luminoso (evidenziato nel paper) è parte di esso, oppure è sullo sfondo”.+

L’apporto di uno strumento come SPHERE in questo campo è stato fondamentale: “ (L’apparecchio) ci permette di sondare questi dischi a diversi livelli (dal visibile all’infrarosso) e distinguere tra i grani di polvere di dimensioni diverse (lunghezze d’onda maggiori tracciano i grani più grandi). Impariamo a conoscere la composizione chimica delle molecole nei dischi, trovare i raggi del disco in cui le molecole si trasformano in ghiaccio, rilevando le strutture su larga scala complesse, come anelli e bracci a spirale. La qualità delle nostre osservazioni è migliorata così tanto negli ultimi anni che per ottimizzare la nostra comprensione, la sfida ora consiste nello spiegare le caratteristiche del disco complesso abbiamo recentemente rilevato”.

Anche lo studioso Tomas Stolker Anton Pannekoek Institute for Astronomy hanno presentato la loro ricerca sugli anelli, altamente asimettrici, della stella HD 135344B.

Le informazioni più interessanti su questo sistema stellare per l’astronomo riguardano: “gli aspetti più interessanti della luce diffusa sono le ombre, due braccia a spirale e un grande divario. Il divario è una regione tra disco interno e il disco esterno in cui gas e polveri sono fortemente consumate. Il divario tra le braccia e la spirale sono firme della formazione dei pianeti e potrebbero essere il risultato della creazione di uno o più proto pianeti giganti gassosi”.

Come entrambi gli astronomi ci hanno testimoniato, negli ultimi anni lo studio dei dischi protoplanetari migliora sempre di più, Stolker ha dichiarato: “In un prossimo futuro (dal prossimo anno?), lo strumento Matisse del VLT sarà disponibile, questo è un interferometro infrarosso in grado di studiare il gas e la polvere nelle regioni più interne di dischi protoplanetari”.

La ricerca ha ancora molto da dire e ci troviamo in una vera età dell’oro.

Gianluigi Marsibilio

Crediti: ESO