Una ricerca pubblicata su Nature portata avanti da un team iberico analizza come l’uomo è predisposto alla violenza e in particolare alle uccisioni violente. La colpa non è da attribuire ai geni, come ha specificato Josè Maria Gomez, primo autore dello studio, ma sicuramente ha a che vedere con la nostra storia evolutiva.

La ricerca ha concluso che circa il 2% delle morti è da ricondurre filogeneticamente a cause di violenza interpersonale.
L’1,8% dei decessi nelle grandi scimmie è anch’esso da rintracciare nelle uccisioni brutali.

I ricercatori hanno analizzato comportamenti e dati dei mammiferi, evidenziando una maggiore incidenza di questi comportamenti nelle specie sociali e aperte ad un gruppo. Minori, o quasi nulli, sono i casi in alcune specie abituate a vivere la propria vita in solitaria.

La violenza letale è riportata in oltre il 40% dei mammiferi studiati e probabilmente, secondo i ricercatori, i dati sono in sottostima, vista l’impossibilità di avere dati dettagliati per ogni specie.

Il caso specifico degli esseri umani dimostra come le percentuali nel corso del tempo non sono state costanti e vanno da periodi critici come quello successivo alla caduta dell’impero romano d’occidente, a momenti di distensione; nella preistoria il tasso di violenze letali era del solo 2%.
Vanno logicamente considerate in base al periodo alcune variabili, come il sistema economico e l’ordinamento socio-politico. Nell’età moderna e contemporanea assistiamo comunque ad un importante calo delle percentuali di pratiche del genere: rispetto alle epoche successive c’è un calo del 37.1 e 23.7 punti di percentuale.
Da tempo l’uomo si interroga sull’origine della violenza: il pensatore Thomas Hobbes, citato anche nello studio, ha promosso una serie di grandi riflessioni sul tema, spiegando come l’uomo non è naturalmente incline alla socialità, ma si ritrova in dinamiche sociali per pura convenienza.Tutto questo porta, secondo il pensatore inglese, l’essere umano a diventare un vero e proprio “lupo” per l’altro.
Per ottenere i dati usati nello studio sono stati selezionati documenti e rilevazioni archeologiche.
I siti analizzati sono dei più vari e sparsi in tutto il mondo. Appartengono a tribù, gruppi preistorici e capitanati, che insieme agli stati sono stati studiati dagli iberici. Le tribù, ad esempio, presentano un più alto grado di violenza rispetto alle bande di cacciatori raccoglitori.
Per quanto l’idea della violenza interpersonale possa essere sgradevole, bisogna constatare quanto effettivamente faccia parte del genere umano: diventa perciò necessario uno studio più approfondito, per capirne al meglio origini e dinamiche, e che magari ci possa aiutare a trovare la strada per costruire una società pacifica.
Gianluigi Marsibilio