Prevedere le decisioni di una corte giudiziaria è possibile con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Il documento pubblicato su PeerJ Computer Science da un team Anglo-Statunitense, ha analizzato e previsto, con un’accuratezza del 79%, le decisioni dell’ECtHR (Corte Europea dei Diritti Umani).

Il sistema utilizzato dai ricercatori è stato sicuramente messo a punto grazie ai numerosi sviluppi dell’AI, della Machine Learning e del sistema NLP (Natural Language Processing).

Tra queste tecnologie ci sono differenze sostanziali e troppo spesso vengono accomunate: l’AI (Intelligenza Artificiale) è la capacità di un computer di svolgere ragionamenti e operazioni tipicamente umane; la Machine Learning è una branca dell’AI e si occupa della realizzazione di algoritmi e sistemi utili all’AI.

L’NLP è invece l’edificio che permette ad un calcolatore il trattamento dei dati scritti o parlati.

Il lavoro del team è un primo esempio nel suo genere, nonostante altri esperimenti, fatti anche in ambito giudiziario: questo è il primo caso che vede coinvolto nella ricerca una grande istituzione internazionale.

La CEDU o EctHR è stata formata nel 1959 per salvaguardare i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali, la corte è nata grazie alla “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”.

 

Gli articoli della convenzione presi in considerazione nello studio dei casi sono stati 3:

3 Proibizione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti
6 Protezione del diritto ad un processo equo
8 Fornire un diritto al rispetto per la propria “vita privata e familiare, del domicilio e della sua corrispondenza”

 

Le previsioni migliori sono state fatte sull’articolo sei. I ricercatori hanno scoperto che i giudizi da parte del CEDU sono legati molto di più alle circostanze rispetto ai fatti prettamente legali.

I casi studiati complessivamente sono 584, e attraverso lo studio e la combinazione di tutti questi fattori è stata raggiunta dal sistema una precisione del 79%.

 

Nikolaos Aletras, che ha coordinato lo studio ha spiegato: “Non vediamo AI come sostituzione di giudici e avvocati (…) questo potrebbe infatti essere un valido strumento per evidenziare quali casi hanno più probabilità di subire violazioni della Convenzione Europea dei Diritti Dell’Uomo”.

La sfida è lanciata, il gruppo di ricerca ha detto di dover continuare a sviluppare il sistema per migliorare l’affidabilità. Per farlo c’è bisogno di ampliare il lavoro su più articoli e diverse corti di giustizia, chissà se anche la giurisprudenza verrà effettivamente rivoluzionata, o almeno aiutata dall’Intelligenza Artificiale.

 

Gianluigi Marsibilio