Una giornata dai due volti per gli scienziati ESA e non solo: nel pomeriggio era previsto l’arrivo della prima parte della missione ExoMars, con la messa in orbita del TGO e la discesa, sul suolo marziano, del lander Schiaparelli.

Ad oggi sappiamo che il TGO si è inserito perfettamente in orbita e non ha avuto alcun problema nella sua manovra, tuttavia il lander, costruito in Italia, ha fatto perdere le sue tracce. Per ora non si esclude nessuna possibilità e alle 10 di questa mattina Andrea Accomazzo ha ribadito: “Schiaparelli ha smesso di trasmettere 50 secondi prima dell’atteso touchdown”.

 

Un quadro completo è ancora molto difficile da ottenere: “I dati ingegneristici raccolti da Schiaparelli sono stati correttamente raccolti e inviati al centro di controllo. In seguito al distacco del paracadute, i dati non corrispondono alle nostre aspettative, e per ora questo è tutto quello che siamo in grado di dire, perché abbiamo bisogno di tempo per avere il quadro completo di quello che è successo durante la discesa”, ha dichiarato in conferenza Accomazzo.

È da chiarire che il paracadute non ha avuto alcun problema nella sua manovra, anzi durante la discesa si è correttamente staccato, i veri e probabili guai sono arrivati dopo per il lander.

In questi minuti si è parlato di problemi ai propulsori, che non avrebbero permesso un atterraggio regolare.

Accomazzo ha comunque chiarito che nei prossimi giorni il quadro sarà completo.

Le insidie del suolo marziano sono moltissime per i lander e proprio di questo avevamo parlato con Gian Gabriele Ori alcuni giorni fa: “Il primo ostacolo potrebbe essere la sabbia che su Marte è presente su ampie distese. Opportunity (la sonda americana) si è insabbiata e ha incontrato parecchi problemi attraversando queste aree ed è facile che anche ExoMars 2020 dovrà attraversarne, Un altro problema saranno le pietre della superficie che possono creare problemi alle ruote del rover o anche colpire il suo fondo. Chiaramente gli ingegneri che “guideranno” il rover potranno analizzare in dettaglio il terreno che dovrà attraversare, ma in natura le “sorprese” esistono sempre”.

Per ora Schiaparelli non deve nemmeno porsi questi problemi. 

Lo spazio è sempre un ambiente difficile da affrontare: “Problemi tecnici, possono sempre avvenire, anche se un rover può essere provato e riprovato sulla Terra e può dunque essere migliorato ai massimi livelli”.

Il pericolo in ambienti così è sempre in agguato. L’esperienza di Schiaparelli in qualsiasi caso servirà per prepararsi al meglio per il 2020, dove si avrà la possibilità di studiare anche il sottosuolo marziano per la prima volta. 

Il sottosuolo marziano è interessante per vari motivi, come ha spiegato Ori:“La cosa che principalmente nasconde il sottosuolo marziano, almeno quello che potrà essere investigato dalla trivella è un ambiente geologico non affetto da ossidazione e dunque mostrerà i minerali, le rocce e i possibili fossili non alterati dall’interazione di questi con l’atmosfera. Inoltre se materia organica fosse stata presente nel passato potrebbe essere riconosciuta. Si tratterrà, comunque, di dati terribilmente interessanti poche nuovi e unici”.

 

Ad oggi aspettiamo ancora tante novità su questo primo lander, ma in qualsiasi caso non sarà una missione fallita, perché da quest’atterraggio si partirà per arrivare più consapevoli dei rischi e le insidie di Marte nel 2020.

Noi restiamo in attesa di un segnale, chiedendo a Schiaparelli: “O Brother, Where Art Thou?”.

 

Gianluigi Marsibilio

Crediti Foto: ESA

 

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