Tra Scienza & Coscienza si prepara all’arrivo di Schiaparelli su Marte con una serie di articoli sulla missione ExoMars. Gli articoli sono realizzati grazie alla consulenza degli scienziati: Gian Gabriele Ori e Patrizia Caraveo.

Domani il lander Schiaparelli dovrebbe toccare la superficie del pianeta rosso. Se le manovre dovessero andare a buon fine, L’ESA segnerebbe il suo primo successo su Marte. L’arrivo del TGO in orbita e lo sbarco del lander sono la prima parte di una missione che prevede una seconda spedizione nel 2020, questa darà elementi molto importanti per una reale comprensione del pianeta.

L’Italia è da tempo un partner molto attivo per l’Esa, questa missione testimonia ancora una volta la grande partecipazione italiana ai programmi spaziali. Abbiamo contattato Gian Gabriele Ori, direttore dell’International Research School of Planetary Sciences dell’Università Gabriele D’Annunzio, per parlare di questo primo passo di Exomars.

Lo scienziato ha infatti curato le analisi del sito di atterraggio del lander e dall’inizio della missione collabora con l’Agenzia Spaziale Europea.

Ori ci ha spiegato che la missione del 2016 ha dei compiti molto precisi: “Lo scopo della missione ExoMars 2016 è tecnologico  e serve per provare la capacità di atterraggio su Marte. Un atterraggio su Marte è complesso a causa della forte rarefazione dell’atmosfera marziana che non rallenta, come fa l’atmosfera terrestre, la sonda in modo efficiente. Per cui la sonda deve rallentare dai suoi 21.000 km/h principalmente con un paracadute supersonico e con dei retrorazzi. Naturalmente tutta la sequenza di entrata nell’atmosfera, discesa e atterraggio è gestita in modo automatico dalla sonda e controllata da un radar/altimetro”.

Schiaparelli è un “dimostratore” utile per provare tutte le tecnologie necessarie, il sito di atterraggio è stato scelto in base a queste caratteristiche: “Si è cercata un’area che avesse una conformazione morfologica e una superficie che mostrasse il minor rischio nell’atterraggio. L’area scelta è infatti praticamente la più piatta su Marte, dove la sonda difficilmente potrebbe atterrare su una superficie inclinata che la renderebbe instabile. Inoltre si è cercata un’area con poche rocce per non creare rotture al momento del touchdown. Chiaramente il rischio di una rottura o di un “cappottamento” della sonda esiste sempre, ma il sito di atterraggio è stato studiato con attenzione e questo rischio è il meno elevato possibile”.

Il sito di atterraggio si trova nella regione Meridiani Planum ed è ottimale per ridurre al minimo i rischi.

Schiapparelli però non avrà solo compiti tecnici, ma raccoglierà anche informazioni scientifiche sul suolo del pianeta rosso: “Durante la breve vita di Schiaparelli sulla superficie sarà attivo Dreams, uno strumento per analizzare la meteorologia marziana e il comportamento del vento”, la vita del lander sarà molto breve perchè: “La sonda non possiede pannelli solari, ma solo batterie che la potranno mantenere in vita solo poche ore, comunque i dati raccolti in queste ore saranno i primi di questo tipo e forniranno informazioni importanti sia per l’avanzamento delle conoscenze dell’ambiente marziano, sia per preparare la futura missione umana”.

L’apporto del nostro Paese nello sviluppo della missione è stato fondamentale e lo scienziato lo tiene a sottolinearlo a tutti: “Lo strumento è stato costruito in Italia con contributi di istituzioni scientifiche europee ed è stato provato a lungo nel Sahara marocchino”.

Tutta la missione è stata costruita in Italia, e Ori ci tiene a riconoscere che è: “L’Italia che atterra su Marte”.

 

Gianluigi Marsibilio

 

(Domani la seconda puntata delle nostre cronache marziane)

 

 

 

 

 

 

Crediti foto: ESA