La Via Lattea ha un cuore antico. Le stelle, classificate come RR Lyrae, sono state osservate per la prima volta nel fulcro della nostra galassia, questi astri sono dei veri e propri indicatori connessi all’età del nucleo galattico.

Le rilevazioni sono state rese possibili dal telescopio ad infrarossi VISTA (Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy), gestito dall’ESO.

Il team è stato guidato da Dante Minniti dell’Universidad Andrés Bello, Santiago, Cile.

La posizione degli astri suggerisce che il centro galattico e il suo rigonfiamento siano stati originati da collisioni di ammassi stellari.

Il ricercatore a capo dello studio ci ha guidato alla scoperta del nostro centro galattico.

La tipologia di stella rilevata è sicuramente fondamentale per datare il cuore della Via Lattea, nel caso delle RR Lyrae: “Si tratta di stelle variabili che sono tra le più antiche delle stelle conosciute nell’universo. Sono facilmente riconoscibili a causa delle loro variazioni di luminosità, sono inoltre indicatori eccellenti di distanza, così per noi è facile sapere dove sono”. L’età di questa categoria di stelle si aggira solitamente sui 10 miliardi di anni, da qui possiamo capire l’età d’origine del nostro cuore galattico.

Le loro caratteristiche sono importanti per capire cosa si nasconde nel cuore lontano della nostra galassia: “Sono vecchie e povere di metalli, le stelle più vecchie della nostra Via Lattea. Si trovano  lontane  dal disco galattico, e nei vecchi ammassi globulari”.

Il telescopio VISTA , situato nell’osservatorio del Paranal in Cile, ha in dotazione la camera VIRCAM (Vista InfraRed CAMera), che permette, grazie ai suoi rilevatori a infrarossi, fotografie nello spettro dell’infrarosso, evidenziando anche Nane Brune all’interno della galassia.

Ovviamente tutta l’attrezzatura del telescopio ha aiutato nello studio di stelle così vecchie al centro della galassia: “Questa è la prima volta che rileviamo vecchie stelle nel centro galattico”.

L’implicazione teorica sull’origine del nostro centro galattico, secondo Minniti è la seguente: “Il centro della nostra galassia è molto antico, e deve essere stato formato da collisioni di molti ammassi globulari”.

A spiegare gli studi teorici dietro la rilevazione è stato per noi, l’altro scienziato a capo del progetto: Rodrigo Contreras, dell’Instituto Milenio de Astrofísica.

“Diversi modelli supportano l’idea che le stelle più vecchie della Galassia dovrebbero trovarsi nelle regioni molto centrali delle galassie. Le nostre RR Lyrae, sappiamo per certo abbiano un’età superiore a 10 miliardi di anni, potrebbero essere tra le più antiche stelle in tutta la Galassia”, così ha precisato lo scienziato.

Queste stelle presentano caratteristiche simili alle Cefeidi, infatti mostrano una relazione tra la velocità e il cambio di luminosità. I periodi più lunghi indicano stelle più luminose. Tutto questo è utile per comprendere tempi di variazione e luminosità apparente.

Ora bisogna concentrarsi sulle prove lasciate da questo processo di cluster globulari che si mangiano, Contreras non manca di esprimere alcune preoccupazioni : “Se i vecchi ammassi globulari che formano la regione interna della galassia sono stati assolutamente distrutti nel processo, è piuttosto difficile trovare prove concrete”.

L’astrofisico ha definito le RR Lyrae come una “pistola fumante”, ulteriore prova del cannibalismo galattico.

Ora i modelli o le ipotesi intorno alla formazione e evoluzione del centro galattico sono due: “Uno di loro suggerisce che le stelle nella regione interna sono accresciute grazie al gas dal disco galattico, l’altra invece sostiene la ricaduta di vecchi ammassi globulari verso il centro della Galassia”.

Niente paura, i modelli non si escludono a vicenda: “Abbiamo trovato prove inequivocabili che supportano il secondo modello, perché i nostri RR Lyrae sono molto simili a quelli trovati negli ammassi globulari”.

Il centro galattico, rimane un mistero, e altre prove dovranno essere scovate per una teoria definitiva sulla formazione della nostra Via Lattea.

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: ESO/VVV Survey/D. Minniti