Lo screening per il cancro del collo uterino ha salvato, nel solo Regno Unito, oltre 2000 persone. Il risultato è stato evidenziato da uno studio apparso nel British Journal of Cancer e redatto da Rebecca Landy, Francesca Pesola, Alejandra Castañón e Peter Sasieni.

L’esame è un test molto importante per mostrare l’integrità delle cellule nella cervice uterina: in una donna su venti, grazie al test, vengono evidenziate alcune anomalie nelle cellule, tuttavia queste stranezze non porteranno necessariamente ad un cancro, anzi in molti casi tutto tornerà alla normalità.

Nel Regno Unito c’è una accidentalità di circa 3000 casi annui per questa forma di cancro.

Lo studio è stato fondamentale per indicare un parametro fondamentale: lo screening infatti, come è stato visto, impedisce in ogni fascia d’età i decessi legati alla patologia del 70%.

Le donne che quest’anno si sono recate ai controlli annuali sono leggermente diminuite, il controllo è ovviamente facoltativo e in Inghilterra si svolge con i seguenti tempi, a seconda dell’età: ogni tre anni (25-49), ogni cinque anni (50-64) e over 65 solo per chi ha avuto test anomali in precedenza.

La NHS (Nation Health Service) da anni favorisce una campagna per portare tutti, in particolare i giovani, verso dei controlli regolari.

I ricercatori hanno messo in luce come il 39,0% dei tumori siano stati diagnosticati in età 35-49, e l’altro 29,0% delle diagnosi siano avvenute in un’età compresa tra 25.5-34 anni. Per le over 65 solo il 12,5% ha riscontrato il tumore.

Nel 29,0% dei casi venuti fuori nella fascia che va dai 25.5 ai 34 anni, solo un 9,8% sono stati diagnosticati in fasi preoccupanti.

La distinzione per stadi è molto importante per capire la gravità del tumore, la classificazione a cui si ricorre è la FIGO 2009 (Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia).

Si va da uno stadio I (in cui il tumore è confinato alla cervice uterina) ad un IV stadio (dove c’è una possibile presenza di metastasi in altri organi).

Nel Regno Unito, la possibilità di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di un cancro della cervice uterina, supera il 60% dei casi.

E la possibilità di decesso entro l’anno dalla diagnosi è inferiore al 20%.

Senza lo screening il tumore della cervice avrebbe creato un vero e proprio disastro, quadruplicando i decessi nella delicata fascia 50-65.

Come spesso accade in questi casi, nonostante i progressi raggiunti dal 1988, anno di introduzione dello screening, si dovrà migliorare la situazione. Ad oggi gli esami permettono una prevenzione sul 70% dei decessi, ma con la partecipazione di tutte le donne si potrebbe arrivare a evitare l’83% delle morti. La strada è lunga,  per questo tocca alle donne salvaguardarsi e correre, senza vergogna, a fare i controlli necessari, non solo per la prevenzione del cancro della cervice ma anche dell’HPV (Human Papilloma Virurs), che con oltre 100 sottotipi, è molto importante da diagnosticare per non favorire il cancro della cervice uterina.

Gianluigi Marsibilio