La scienza è tornata al centro della campagna elettorale tra Hilary Clinton e Donald Trump. Le venti domande fornite dal portale sciencedebate.org hanno finalmente ricevuto una risposta da parte dei candidati. Anche la pretendente alla Casa Bianca Jill Stein (Partito dei verdi) ha affrontato i quesiti posti dalle organizzazioni da tempo riunite sotto il progetto, in grado di rappresentare oltre 10 milioni di uomini e donne all’interno della comunità scientifica.

Le risposte più attese sicuramente si concentravano su temi come cambiamento climatico, sviluppo della ricerca e sanità pubblica. Concentriamoci perciò sulle risposte fornite dai due principali candidati, Trump e Clinton.

Con la ratifica di Stati Uniti e Cina dell’accordo di Parigi, puntare lo sguardo su un tema come il cambiamento climatico è cruciale per scoprire la politica del futuro Presidente. Le previsioni dell’EIA (Energy Information Administration) non sono ottime e prevedono un aumento di un terzo delle emissioni di CO2 legate alla produzione d’energia.

Hilary Clinton è stata decisa e pronta sulla sfida imposta dal clima: “Il cambiamento climatico è una minaccia urgente ed una competizione che definisce il nostro tempo, inoltre le sue conseguenze sono già visibili in casa e nel mondo intero”. Dall’altra parte Trump, storicamente avverso al tema, ha difatti rinviato la domanda al mittente: “C’è ancora molto che deve essere indagato nel campo del “cambiamento climatico”. Forse il miglior uso delle nostre limitate risorse finanziarie dovrebbe andare nel lavorare e fare in modo che ogni persona nel mondo abbia a disposizione acqua pulita”.

La candidata nata a Chicago ha esposto un programma preciso che prevede un investimento da 60.000.000.000$.

I budget di molte agenzie governative sono ancora indecisi e per i prossimi anni la vittoria di un candidato sull’altro potrebbe influenzare fondi e futuro della ricerca. Clinton non ha dubbi sui pochi fondi destinati ad alcuni settori nella ricerca per questo insiste su quanto: “Sia essenziale rafforzare la capacità di ricerca, attraverso il finanziamento di giovani ricercatori di talento, in modo da dare priorità ai progetti “ad alto rischio, con alta ricompensa” che hanno il potenziale di trasformare interi campi, e riescono a potenziare il partenariati fra governi, università, e il settore privato”.

Trump anche ha espresso la ricetta per finanziare la scienza:“I progressi scientifici richiedono investimenti a lungo termine. Questo è il motivo per cui dobbiamo avere programmi come un programma spaziale attivo e una ricerca istituzionale che fungono da incubatori per l’innovazione e il progresso della scienza e dell’ingegneria in un certo numero di settori”.

Proprio sullo spazio sia la Clinton che Trump trovano un terreno comune, il repubblicano infatti attesta: “Un programma spaziale forte incoraggerà i nostri figli a cercare risultati scolastici e porterà milioni di posti di lavoro e migliaia di miliardi di dollari di investimenti in questo paese”, la Clinton persevera chiedendo di puntare, non solo sull’esplorazione umana, ma anche attraverso la promozioni di “iniziative spaziali, realizzabili, e a prezzi accessibili”.

Altro terreno di scontro tra Repubblicani e Democratici, come l’Obamacare ha mostrato, è la sanità pubblica. Le proposte per la tornata elettorale vanno dalla creazione di un fondo per l’amministrazione degli enti addetti alla salute pubblica (Clinton) alla critica di Trump verso istituzioni accusate di prendere troppi soldi senza “applicare i fondi in quelle aree dove ci sarebbe bisogno della maggior parte del lavoro”.

Le promesse fatte nel campo della scienza sono tante e ambiziose, ora non resta che aspettare l’8 novembre, da lì in poi tutti i dubbi saranno sciolti.

Gianluigi Marsibilio