“Space, the last frontier”. Per dei fan di Star Trek è impossibile non riconoscere queste parole e oggi racconteremo come androidi, viaggi verso nuove rotte spaziali e tricorders hanno influenzato la scienza.

La fiction,creata da Gene Roddenberry e lanciata il 7 settembre di 50 anni fa, ha nel corso del tempo influenzato in ogni modo possibile l’immaginario della comunità scientifica.

Durante la nostra intervista a Umberto Guidoni, lo stesso astronauta ci ha ricordato come l’obiettivo degli uomini di spazio, e non solo, è riassumibile nella frase tanto celebre di introduzione della prima serie di Star Trek: “Essere pronti a spingersi dove nessuno è mai stato prima”.

Star Trek ha in un certo senso anticipato tutto ciò che la tecnologia e lo scienza hanno portato avanti nel 21esimo secolo: pochi giorni fa il mondo si è fermato a guardare Tim Cook sul palco che presentava la settima meraviglia nel campo degli smartphone della Apple, in Star Trek il comunicatore permette di stabilire il contatto tra la flotta e le astronavi e consente una migliore precisione nelle manovre di teletrasporto.

Una delle novità più interessanti di Star Trek sta nelle modalità di alimentazione energetica: una delle fonti primarie di energia è costituita dalla miscela tra materia e antimateria, oggi per noi è ancora impraticabile pensare di sviluppare energia dall’antimateria, date le minuscole e instabili quantità prodotte in laboratorio.

Anche nel campo dell’AI gli sviluppi, in particolare nell’anno in corso, sono enormi (basta ricordarsi della vittoria di AlphaGo).

Proprio dell’influenza di Star Trek nella scienza abbiamo parlato con David Batchelor, grande appassionato dell’universo di Roddenberry e Aerospace Technologist al Goddard Space Flight Center della NASA: “Star Trek – come ci ha testimoniato – ha ispirato il lavoro di molte persone all’interno della NASA” ( Proprio all’inizio dell’articolo troverete il video di auguri fatto dallo staff dell’agenzia spaziale per i 50 anni di Star Trek).

Secondo lo scienziato i modi con cui principalmente la serie fantascientifica ha e sta aiutando la scienza sono tre:

1) “C’è un bel po’ di vera scienza negli show, come immagini o le descrizioni dei pianeti, le grandi distanze fra le stelle, e il fatto che possano esistere altri esseri alieni, esseri diversi da noi nella loro biologia. È educativo per le persone, specialmente coloro che stanno valutando una carriera nel campo della scienza e dell’ingegneria.

2) Star Trek ha mostrato la scienza e la tecnologia in uso. Il metodo sperimentale è stato illustrato e messo in luce attraverso usi pratici, in molte occasioni vitali per la sopravvivenza.

3) L’ipotetica scienza di Star Trek ha ispirato scienziati e tecnologi per far avanzare i loro campi, come ad esempio nel settore delle telecomunicazioni, supercomputing di fascia alta, la missilistica, la robotica e l’esplorazione umana del sistema solare”.

La fantascienza, come spesso accade, è un supporto vitale fondamentale per gli scienziati che alimentano la loro creatività anche grazie alle fiction. Serie come Star Trek sono utili per alimentare e riempire di creatività tutti i settori della scienza.

Non si può non riconoscere il successo e l’importanza di questo approccio in missioni come Kepler, citata dallo stesso Batchelor o tutte le altre sfide che in quest’anno stiamo affrontando nel nostro sistema solare (Juno, Osiris- Rex..).

Ovviamente non tutto ciò che è fiction è replicabile dal punto di vista scientifico, pensiamo ad una delle più grandi intuizioni di Roddenberry, il motore a curvatura. Questo è ancora una chimera per tutta la comunità scientifica: “IL motore a curvatura, purtroppo, non è fattibile con i limiti di produzione di energia che gli esseri umani sono in grado di fornire, e altro limite è sicuramente il confine che abbiamo dato dalla velocità della luce, imposto dalla relatività. I ricercatori hanno determinato alcune teorie, ma nessuna prospetta di creare e controllare “campi di curvatura” nel prossimo futuro”.

Star Trek è più di una serie, è ispirazione e non solo scientifica: “La grande visione di Gene Roddenberry è stata la predizione che l’umanità non distruggerà sé stessa con armi nucleari o altre tecnologie nocive, ma si unirà insieme in squadre di diversi membri, per cercare il progresso. In un lontano futuro, abbiamo il potenziale per diffondere l’umanità in questo e attraverso altri sistemi stellari, spostandoci alla ricerca di altri esseri e civiltà avanzate, per il reciproco vantaggio di tutti”.

Forse questo futuro disegnato dalla fantascienza è ancora lontano, ma raggiungibile: questa è la nostra speranza, e probabilmente è il nostro filo diretto con Roddenberry e tutti i fan della serie.

Gianluigi Marsibilio