Proxima Centauri e il futuro della fisica sperimentale, questi sono gli argomenti che toccheremo questa settimana con Sette Giorni di Scienza. Lo faremo tramite l’aiuto di Micheal Endl, autore dello studio sul pianeta di Proxima Centauri e Bruno Lenzi, fisico del CERN.

PROXIMA CENTAURI, LA CACCIA AI MONDI INIZIA ADESSO

“Roccioso e nella zona abitabile della sua stella madre, tuttavia ancora sappiamo se è davvero simile alla terra nella composizione, atmosfera e campo magnetico” così Micheal Endl ci ha descritto Proxima b. Pur non tralasciando questi dettagli fondamentali per scoprire cosa ci potrebbe riservare questo pianeta, oggi possiamo già festeggiare per la rilevazione del mondo intorno alla stella più vicina al nostro sole, perchè testimonia che siamo effettivamente entrati in un nuova era per la ricerca degli esopianeti.

Bisognerà aspettare la nuova generazione di strumenti per che: “Aiuteranno nello studio della composizione del pianeta e nello studio della possibile atmosfera del pianeta”.

Gli scienziati stanno a guardare e non vedono l’ora di realizzare, come ha fatto per anni la fantascienza, i sogni degli essere umani a caccia di risposte, Ende ci ha dichiarato il suo amore per 2001 Odissea nello Spazio: “La colpa della mia passione per lo spazio è di Stanley Kubrick, che con Odissea Nello Spazio mi ha colpito quando ero un ragazzo”.

LHC E OLTRE, IL FUTURO DELLA FISICA

Siamo ancora all’inizio del programma di fisica di LHC, questi sono forse l’1% dei dati aspettati. Dovremo produrre ancora risultati molto più precisi sulle misure delle proprietà del bosone di Higgs, di altri particelle e fenomeni legati al modello standard della fisica delle particelle. Se siamo fortunati potremmo osservare nuovi fenomeni. Altrimenti uno può aspettare risultati interessanti nell’ambito della fisica dei neutrini, che sono particelle con delle proprietà ancora abbastanza sconosciute”, così Lenzi ci ha introdotto nella discussione sul futuro della fisica, oggi molti laboratori in giro per il mondo stanno proponendo progetti per la realizzazione di accelleratori, dal Japan Hosted International Linear Collider al maxi strumento proposto dal CERN da realizzare entro il 2040.

Sulla mancata conferma delle osservazioni Lenzi è stato chiaro: “I nuovi dati non confermano un modesto eccesso di eventi presente nel canale a due fotoni con i dati di LHC del 2015. Invece si vede un buon accordo fra dati e predizioni basate su fenomeni conosciuti, che suggeriscono che si trattava di una fluttuazione statistica”.

Certo, dopo il bosone di Higgs tutto è diverso e la fisica freme per nuove scoperte: “Il bosone di Higgs era il pezzo che mancava per completare il modello standard della fisica delle particelle, che include 3 su 4 interazioni fondamentali (solo la gravitazione non è inclusa) e tutte le particelle conosciute. È sicuramente stata una scoperta importantissima, risultato di molti anni di preparazione, sviluppo, operazioni e analisi per migliaia di scienziati, ingegneri, informatici e studenti. Allo stesso tempo, la scoperta non cambia il paradigma della fisica delle particelle.  Negli ultimi anni la comunità si è  concentrata sullo studio delle sue proprietà e sulla ricerca di nuovi fenomeni. Una deviazione delle proprietà rispetto alle predizione possono indicare che la teoria è incompleta e indicare come dovremo aspettarci a vedere nuovi effetti”.

Gli scienziati vogliono andare oltre e pieni della loro curiosità desiderano abbattere le frontiere dell’universo conosciuto.

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: (ESO / M. Kornmesser)