“Earth like planet”. L’indiscrezione d’inizio agosto è stata finalmente confermata, Proxima Centauri ha il suo pianeta simile alla terra.

In quest’anno di grandi scoperte nel campo degli esopianeti la notizia di un mondo simile al nostro non dovrebbe far scalpore ma vista la vicinanza della stella e del suo mondo, questa rilevazione è destinata a cambiare lo studio dei pianeti extrasolari nel nostro ambiente cosmico.

Lo studio è stato pubblicato su Nature nella giornata di ieri, redatto da un team internazionale di astronomi provenienti da Spagna, Belgio, Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti d’America.

Il pianeta è stato rilevato tramite l’oscillazione Doppler della stella e nonostante le prime paure legate all’osservazione, anche grazie alla campagna Pale Red Hot, da tempo alla ricerca di pianeti abitabili intorno a Proxima, l’esistenza del mondo è stata confermata.

“Proxima B- come ci ha spiegato Mathias Zechmeister, ricercatore dell’istituto di astrofisica dell’Universität Göttingen e co-autore dello studio- ha 1,3 della massa pari a quella della Terra . ( Per fare un confronto: Marte ha 0,1 di massa della Terra e Urano addirittura 14,5 ). Queste indicazioni ci dicono che Proxcenb deve avere superficie rocciosa , cioè simile alla Terra”.

Sicuramente per comprendere cosa bisogna aspettarsi dal pianeta si deve capire il tipo di attività della stella Proxima Centauri, l’astro più vicino al nostro sole distante solo 4,2 anni luce, a questa domanda ha risposto il ricercatore tedesco: “La stella Proxima Centauri illumina i suoi pianeti in modo tale che dovrebbe essere ben temperato. L’astro ha un’attività moderata e spesso esibisce pennacchi molto più evidenti rispetto a quelli del Sole. Il lato più caldo del pianeta è esposto a raggi X, in particolare perché è così vicino alla stella”, il pianeta infatti dista solamente 7,5 milioni di chilometri da Proxima Centauri (5% della distanza terra-sole).

Lo strumento chiave per la scoperta del corpo celeste si trova in Cile, lo scienziato dell’università tedesca ci ha espresso la sua enorme gioia per la scoperta: “Ho aiutato con la preparazione del progetto e con l’analisi dei dati. In particolare, sono orgoglioso di aver preso alcune delle osservazioni con lo spettrografo HARPS in Cile ( strumento chiave in questo progetto )”.

Le domande a cui rispondere sul Pianeta rimangono ancora un’infinità, ad esempio se: “ha un’atmosfera e/o un campo magnetico come la Terra”, queste sono fondamentali per capire l’abitabilità dell’ambiente planetario.

La rilevazione aiuterà probabilmente il programma Starshot finanziato dal miliardario russo Milner, guidato da Philip Lubin e sponsorizzato da Stephen Hawking che prevede di raggiungere attraverso nano sonde proprio Proxima Centauri entro vent’anni (dalla partenza degli strumenti) viaggiando ad una velocità del 20% della velocità della luce.

Nei prossimi anni come ci ha raccontato Artie P. Hatzes, astronomo presso il Thuringian State Observatory, molti strumenti aumenteranno la nostra conoscenza sugli esopianeti: “Ci sono diversi progetti imminenti per telescopi importanti che andranno a caccia di pianeti extrasolari. L’anno prossimo la NASA lancerà TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), che cercherà di pianeti extrasolari con il metodo del transito. Le loro atmosfere possono essere svelate con il 6,5 m James Webb Space Telescope, con un lancio previsto per il 2018. Nel 2022 l’ESA porterà in orbita la missione PLATO per cercare pianeti in transito simili alla Terra. In futuro (~ 2025) grandi telescopi (diametro = 30 m) potranno essere utilizzati per studiare le atmosfere di questi pianeti in transito e, eventualmente, catturare immagini di pianeti come la Terra attorno a stelle simili al Sole. Ora stiamo entrando in un’era in cui stiamo trovando pianeti più piccoli. Stiamo inoltre caratterizzando esopianeti in termini di raggio, massa e densità così come le loro caratteristiche atmosferiche. Questo è possibile con i pianeti in transito. Siamo in grado di trovare pianeti con gli attributi di Nettuno, ma presto questo sarà possibile per pianeti simili alla Terra”.

Questo progetto come altri potrebbe essere utile, come ci ha confermato Zechmeister, per ricerca la vita: “ Scopriamo sempre più luoghi che potrebbero ospitare la vita. Alcuni sono incredibilmente lontani. La scoperta di vita su questi mondi è una sfida ancora più grande del trovare i pianeti. La ricerca di biomarker, cioè gas sospetti nelle atmosfere di pianeti extrasolari, o dei segnali radio, come nel programma SETI, potrebbero essere i mezzi per farlo. L’idea dell’ambizioso progetto Starshot è quello di visitare i nostri vicini stellari con nano-navicelle spaziali”.

La scoperta appena ufficializzata sicuramente aiuterà anche a trovare fondi per i progetti legati alla stella più vicina al nostro cortile cosmico, nonostante secondo le prime stime il pianeta non sia particolarmente adatto alla vita, perchè in rotazione sincrona (presenta sempre la stessa faccia alla stella).

Hatzes è stato chiaro anche per quanto riguarda la possibilità di ricerca di vita nello spazio: “Potremmo essere in grado di rilevare l’acqua, ossigeno, ozono, metano e altre firme atmosferiche che potrebbero essere causa di vita. L’unico problema è che la presenza di queste caratteristiche non sono garanzia di vita sul pianeta. Potremmo essere in grado di rilevare le firme spettroscopiche della vita del pianeta. Ma questi tipi di misurazioni può essere possibile in ~ 20 anni”. Nonostante le palesi difficoltà che si incontreranno per quanto riguarda l’analisi dei pianeti extrasolari e lo studio della vita extraterrestre, possiamo dire di essere entrati in una fase 2.0 di questa caccia cosmica.

Gianluigi Marsibilio

 Crediti Foto: (ESO / M. Kornmesser)