Nella sua tela Edward Hopper ritrae una donna davanti alla finestra intenta ad osservare e prendere il sole, tuttavia sia la musa che il pittore statunitense non sapevano una cosa: in quella luce, ripresa anche nel quadro, è presente una quantità enorme di fotoni proveniente dall’universo profondo.

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L’estate è per noi sinonimo di mare e sole, ma badate bene: quando siete spiaggiati sul vostro lettino venite bombardati da 1036 fotoni, i pacchetti di particelle pronti ad abbattersi contro la vostra pelle provengono principalmente dal sole, tuttavia una ricerca pubblicata oggi sull’Astrophysical Journal ha messo in luce la provenienza di un trilione di particelle che collidono con la nostra pelle: l’origine di questi fotoni è da ritrovare in nuclei stellari e galassie lontane dalla nostra Via Lattea.

Ad aver guidato lo studio è stato l’astronomo dell’University of Western Australia Simon Driver. La ricerca è stata possibile grazie alle osservazioni raccolte da vari strumenti come il Galaxy Evolution Explorer (NASA), il telescopio ad infrarossi Wide-field Infrared Survey Explorer (NASA), l’Herschel Space Observatory dell’Agenzia Spaziale Europea, il telescopio spaziale Hubble e altri,

Nel comunicato stampa dell’ICRAR (Centro Internazionale per la Ricerca Radio Astronomica) lo studioso ha parlato dell’origine di queste particelle: “ Siamo inondati dalle radiazioni provenienti da oltre la nostra galassia, chiamata la luce di fondo extra-galattica. Questi fotoni sono coniati nei nuclei stellari delle galassie lontane, e dalla materia come spirali in buchi neri supermassivi”.

L’universo stesso ci protegge dalla lunghezza d’onda elevata di questa luce ultravioletta, attraverso una barriera naturale costituita dai grani di polvere che abbattono la pericolosità di questa luce.

Per renderci conto della mole di particelle provenienti dal sole e dall’universo ecco un piccolo chiarimento: dal Sole provengono 1,000,000,000,000,000,000,000 fotoni per metro quadrato al secondo; 10,000,000,000,000,000 fotoni per metro quadrato al secondo sono i residui del Big Bang; 10.000.000.000 di fotoni per metro quadrato al secondo dallo sfondo extra-galattico.

Se state leggendo queste cifre sotto l’ombrellone probabilmente avrete un leggero mal di testa: tranquilli, non è un’ insolazione fotonica ma è solo una temporanea confusione dovuta alla lettura di queste enormi quantità difficilmente immaginabili.

 

Gianluigi Marsibilio