C’è un prima e un dopo la Cop21 di Parigi: la conferenza ha segnato una svolta per la comunità scientifica da anni impegnata a combattere il cambiamento climatico. L’obiettivo raggiunto negli accordi è rappresentato dalla volontà degli stati di limitare l’aumento delle temperature a meno 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, addirittura si cercherà di rimanere sulla soglia del grado e mezzo per ridurre i rischi legati al clima.

Alcune settimane fa uno studio pubblicato su Nature da Niklas Höhne, dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) a Laxenburg, in Austria, ha esaminato in dettaglio gli accordi e per ora, se le condizioni non saranno rafforzate, l’aumento delle temperature si certificherà fra i 2,6 e i 3,1°C.

L’attenzione intorno al tema è salita fortunatamente dopo Parigi, l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha dettato una linea piuttosto chiara per raggiungere l’obiettivo: “Le emissioni globali di gas a effetto serra devono stabilizzarsi nel decennio attuale e ridursi del 50 %, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2050. Prendendo in considerazione gli sforzi necessari da parte dei paesi in via di sviluppo, l’UE sostiene l’obiettivo di ridurre le sue emissioni di gas a effetto serra dell’80-90 % entro il 2050”.

L’innovazione portata dalla Cop21 è stata quella di definire quanto sia effettivamente pericoloso l’inquinamento antropogenico, nel 1992 con la convention sulla Terra di Rio non si stabilirono i confini di questa pericolosità e tutto è rimasto sospeso per oltre un decennio.

Il Professor Simon Lewis dell’University College London, sulle colonne di Nature aveva commentato così l’accordo: “L’accordo di Parigi ha finalmente definito la soglia di pericolosità per il cambiamento climatico. Si tratta di un aumento di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. È vero, questa definizione non è esplicitamente precisata nel testo dell’accordo. Si tratta di una conclusione de facto. Tuttavia questo è estremamente significativo”.

In alcune regioni del mondo le aspettative di innalzamento della temperatura sono veramente preoccupanti: ad esempio, nel Mediterraneo ci si aspetta, secondo alcune analisi, un aumento di 2,2 °C delle massime annuali rispetto al periodo 1861-1880.

Gli scienziati adesso devono migliorare i modelli per studiare le simulazioni del clima; sperimentando virtualmente i disagi legati agli aumenti forse si riuscirà a capire ancora meglio il futuro della scienza legata al cambiamento climatico. Forse con uno sviluppo più accurato di queste previsioni si poteva ottenere qualcosa in più a Parigi, soprattutto sui vincoli nel rispettare gli accordi.

Le prospettive già per il 2020-2030 parlano di un superamento dei limiti e di un non raggiungimento degli obiettivi: per limitare i danni e arrivare al 2100 con dei risultati positivi bisogna permettere alla comunità scientifica di investigare continuamente. Gli attori politici coinvolti nella vicenda devono esplorare le risposte che gli scienziati stanno fornendo affinchè possano scegliere una linea impiantata su vari principi come la salvaguardia del nostro clima, lo sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà.

Gianluigi Marsibilio