I candidati alla presidenza degli Stati Uniti stanno cominciando a rendere chiare le loro rigide differenze in tema di cambiamenti climatici, produzione energetica e ricerca sulle staminali. La scienza sta lentamente entrando nel vivo della campagna per la Casa Bianca e fino ad ora né il repubblicano Trump né la democratica Clinton hanno enfatizzato il fulcro della questione ricerca; i candidati – e i loro partiti- hanno iniziato da poco a dare i primi accenni riguardo le loro posizioni in tema di cambiamenti climatici, educazione, ricerca bio medica e altre questioni che coinvolgono la comunità scientifica. Il rappresentante per Trump in Indiana, Mike Pence , il 15 luglio ha segnato un brusco ritorno dell’ala ultra conservatrice del partito repubblicano. Pence, che si auto definisce un cristiano conservatore, ha messo in dubbio l’esistenza del cambiamento climatico, ha schiacciato la teoria evoluzionista e criticato il presidente Obama per il suo sostegno alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Il suo nuovo ruolo si allinea con la politica del pugno duro adottata alla Convention Repubblicana del 19 luglio, alla quale Trump è stato ufficialmente scelto come candidato del partito per la corsa alla Casa Bianca.

Se Trump dovesse vincere, la conseguente ascesa di Pence potrebbe incoraggiare i repubblicani conservatori a creare nuovi limiti ai finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. “Cercare però di fare previsioni sul possibile futura presidenza Trump è un gioco pericoloso”, ha dichiarato Michael Werner, direttore della Alliance for Regenerative Medicine, gruppo di peso a Washington D.C. “Non sappiamo veramente cosa potrebbe fare un’amministrazione Trump-Pence.”

Decifrare la visione di Trump riguardo la questione scientifica è assolutamente difficile, dato lo stile a ruota libera della sua campagna populista. Ha spesso dato l’impressione di focalizzarsi di più sul farsi beffa del governo altrui, che nello stabilire le sue personali posizioni politiche al riguardo. Di contro, la campagna della Clinton, è stata fatta consultando dozzine di scienziati sui più disparati argomenti, comprendendo salute, educazione e ambiente.

Trump non ha della politica di primo piano sull’argomento ed è privo di consiglieri politici seri” ha dichiarato Douglas Holtz-Eakin, consigliere del senatore repubblicano John Mc Cain (Arizona) in materia di politica economica durante il suo fallito tentativo alle presidenziali del 2008. “La Clinton ha un vasto entourage e un piano di dieci punti ben formulati, non potrebbero essere più diversi.”

I due candidati sembrano dunque pensarla molto differentemente in quanto al ruolo della scienza nel futuro degli Stati Uniti. Sebbene la Clinton abbia descritto la scienza come parte fondamentale del futuro americano, il repubblicano ha fondato la propria campagna elettorale in modo quasi esclusivo su sicurezza nazionale, immigrazione e infrastrutture fatiscenti.

I cambiamenti climatici sono uno dei tanti argomenti sotto i riflettori della campagna elettorale,in parte anche a causa dello scontro del partito repubblicano nei confronti di Obama e delle sue regolamentazioni sull’emissione di gas-serra da parte di centrali elettriche, automobili e sulla dispersione di petrolio e gas. Le proposte della Clinton per il clima e l’energia manterranno largamente quelle già adottate dall’attuale amministrazione; di contro, in un importante discorso del 26 maggio, Trump ha promesso ai suoi elettori di ritirare le misure “totalitarie” adottate dal Obama e di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima. Il candidato repubblicano ha a lungo negato le più comuni teorie sul cambiamento climatico, dichiarando che la sua amministrazione “si concentrerà sulle reali sfide ambientali e non su quelle fasulle”.

Questo enorme divario filosofico è evidente già da prima che i due candidati dei partiti democratico e repubblicano fossero ufficialmente eletti dalle rispettive convention.

Gli ambientalisti hanno duramente criticato la linea repubblicana di definire il carbone una fonte di energia “pulita”, nonostante sia noto ormai a chiunque che il carbone produce più emissioni di anidride carbonica di qualsiasi altro combustibile fossile. I democratici, nel frattempo, sono pronti ad adottare una linea politica che include tutti gli strumenti a disposizione per ridurre le emissioni di gas serra.

Il clima sta per fa parlare di sé in questa campagna elettorale, perché i due candidati hanno posizioni divergenti”, ha dichiarato Michael Oppenheimer, climatologo all’Università di Princeton nel New Jersey che fa parte dello staff di consiglieri scientifici della Clinton. Oppenheimer ha spiegato inoltre come il riscaldamento climatico può influenzare alcune regioni, o come la misura di eventi climatici estremi siano correlati direttamente e non al riscaldamento globale.

Alcuni esperti hanno dichiarato che l’adozione da parte del partito democratico della scienza come punto focale della campagna elettorale – campagna lanciata da Obama nel 2008 – possa spostare il dibattito politico anche su altre questioni scientifiche. Anche se il clima e la scienza hanno avuto poca importanza per la controparte repubblicana, nei tre mesi che mancano alle elezioni, Trump potrebbe contornarsi di un gruppo di consiglieri scientifici propri riguardo questi temi.

Staremo a vedere, sempre dalla parte della scienza.

 

Francesca Romana Piccioni