Recuperare Hitomi e ripartire con una missione 2.0: è questa l’idea della JAXA, in cerca di riscatto dopo gli errori commessi nella messa in funzione di Hitomi.

“Ancora tu.., non mi sorprende lo sai” cantava Lucio Battisti, ed è la canzone giusta da intonare per questa missione a noi molto cara.

Abbiamo parlato a più riprese dello strumento della Jaxa. Nonostante la morte prematura di Hitomi, è stata rilasciata una ricerca fatta con l’ausilio delle poche osservazioni ottenute dal telescopio: gli scienziati hanno sempre visto l’ammasso di Perseo come un sistema attivo e turbolento, tuttavia le analisi hanno trovato un ammasso calmo e colmo di energia proveniente dai buchi neri che riscaldando il gas nelle zone galattiche, impedisce la formazione delle stelle. Gli atomi di gas si muovono troppo velocemente, a causa dell’energia, per formare sistemi stellari.

Negli scorsi mesi la JAXA ha subito un vero e proprio terremoto, molti dirigenti hanno avuto un taglio di oltre il 10% dello stipendio e sono state ordinate revisioni ai progetti dell’Agenzia Spaziale Giapponese.

Già nel 2003 si riscontrarono grossi problemi con Nozomi, satellite che non riuscì ad entrare nell’orbita marziana e sempre nello stesso anno un nuovo razzo fallì i test.

L’ente nipponico però non è nuovo a missioni straordinarie di recupero: proprio in quest’annata abbiamo festeggiato, dopo cinque anni di attesa, l’entrata di Akatsuki nell’orbita di Venere.

Per parlare di Hitomi e dei futuri programmi della JAXA su questo strumento abbiamo contattato Jonathan McDowell, astrofisico dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics: “ La JAXA vuole perseverare e lanciare una copia semplificata di Hitomi. Io credo che questo sia il modo migliore di procedere”, tuttavia lo scienziato non ignora i problemi: “Quello che devono fare è un esame approfondito della loro pianificazione e formazione. La lezione principale che hanno imparato è: lavorare meglio calcolando i possibili fallimenti e se possibile prevenirli”.

Il problema principale, secondo lo studioso dello Smithsonian, è legato alle metodologie di sviluppo delle missioni più impegnative, che richiedono diversi tipi di gestione rispetto alle operazioni che l’agenzia gestiva fino ad alcuni anni fa.

ASTRO-H E LE SUE TECNOLOGIE

L’osservatorio spaziale era composto da importanti tecnologie, ad esempio: un soft X-ray Spectrometer (SXS) per lo studio di raggi X “molli”; un soft X- Ray Imager (SXI) che espande il campo visivo con una nuova generazione di fotocamera CCD, che opera in un campo d’energia che va da 0,5 a12 keV e con l’hard X- Ray Imager (HXI) che esegue la spettroscopia di imaging nella banda di 5 – 80 keV.

Con una massa di 2,7 tonnellate (2.700 kg) al momento del lancio, Hitomi è stato il più pesante strumento giapponese a raggi X mandato in missione.

La JAXA ora sembra veramente intenzionata a preparare, sulle ceneri della disfatta, un ritorno di Hitomi, per organizzare un’operazione di questa portata c’è bisogno del totale appoggio della Nasa.

In questi giorni Paul Hertz, direttore della divisione Astrofisica dell’agenzia spaziale americana, ha chiesto di considerare la possibilità di aiutare nuovamente l’agenzia nipponica integrando la nuova missione con strumenti targati NASA.

Lo sforzo economico richiesto sarebbe di circa un centinaio di milioni di dollari, tuttavia tramite degli adattamenti di budget si potrebbe arrivare alla cifra richiesta dalla JAXA.

Come ci è stato precisato da McDowell: “La NASA ha ancora fiducia nella JAXA e il fallimento non influenzerà le future collaborazioni”.

Per chi avesse dubbi sull’appoggio tra le due agenzie, Felicia Chou, ufficiale degli affari pubblici della NASA, ci ha parlato dellappoggio continuo tra i due enti: “La NASA è impegnata a lavorare a stretto contatto con la JAXA per formulare piani per andare avanti . Condurre missioni scientifiche in un ambiente che incute timore come quello spaziale rappresenta una sfida, e noi impariamo da ogni incidente e da ogni successo”.

Non ci sono dubbi, l’obiettivo delle due agenzie, come ha ricordato la Chou è quello di: “ Continuare la collaborazione nel perseguimento della ricerca scientifica nello spazio, per risolvere i misteri del nostro universo”.

Gianluigi Marsibilio

Crediti foto: JAXA / della NASA Goddard Space Flight Center