Le morti a causa dell’AIDS sono diminuite costantemente dal 2005: in un decennio, grazie alla terapia antiretrovirale e al miglioramento delle condizioni sanitarie, in molti paesi colpiti sono stati abbattute di quasi un milone di unità le vittime della sindrome.

A preoccupare rimane ancora il numero di contagi che, nonostante le numerose misure di prevenzione, resta piuttosto stabile con quasi 3 milioni di nuovi casi.

Tutto questo viene fuori dal rapporto del Global Burden of Disease Study 2015 che ha analizzato la situazione anche in Paesi dove solitamente è molto difficile reperire i dati. Per avere stime complete su nazioni africane, molto colpite dal Virus, la ricerca si è basata sulll’incidenza di dati provenienti da cliniche prenatali e le indagini di sieroprevalenza basate sulla popolazione”.

I Paesi più colpiti dall’AIDS rimangono quelli africani. Proprio in queste settimane è stata pubblicata un’inchiesta sulle cause della trasmissione dell’HIV in Sud Africa: la causa principale, secondo una ricerca sostenuta dal Pulitzer Center on Crisis Reporting, è legata ai rapporti sessuali che uomini adulti hanno con le giovani sudafricane, tutto questo instaurebbe un circolo vizioso che, nel corso degli anni, ha portato la patria di Nelson Mandela ad un’epidemia senza precedenti.

Il Sud Africa è il Paese con la maggiore epidemia del mondo di AIDS, sono oltre 7 milioni i malati su un totale nel mondo di 36.7 milioni.

L’aspettativa di vita, grazie alle terapie, è aumentata nel periodo 2005-2015 di quasi dieci anni; il numero delle infezioni, dopo una flessione avuta intorno al 2008-2009 è tornato a salire negli ultimi anni.

Nel Paese solo alcuni dei farmaci antiretrovirali disponibili sono forniti gratuitamente attraverso il sistema sanitario del paese, e le visite non sono frequenti come quelle effettuate nei reparti occidentali; tutto questo non permette, anche se con condizioni sanitarie migliorate, un totale controllo del virus.

Il numero di morti a livello globale è sicuramente sceso, anche se in alcune zone, come l’Africa Sub-Sahariana, è tornato dopo alcuni anni a salire drasticamente.

Ad oggi comunque le misure attivate sono importanti: i programmi di cura e prevenzione hanno avuto risultati particolarmente positivi in Africa: in Kenya la trasmissione per via sessuale è passata dal 27% del 2013 al 3%; in Botswana programmi di educazione nelle scuole hanno diminuito di oltre l’8% la probabilità di contrarre l’AIDS e in alcuni paesi delle Americhe sono stati installati centri appositi per la prevenzione.

Nel nostro paese si registrano circa 1000 decessi l’anno, l’Italia rimane il paese più contagiato dell’Europa occidentale. Gli italiani sieropositivi sono circa 140 mila e oltre il 15% di questi non ha dei controlli regolari, aumentando la possibilità di trasmissione.

Ad oggi la fondazione Bill e Melinda Gates sta finanziando molte ricerche per studiare al meglio le cause sociali dell’AIDS ed attuare metodi efficaci di prevenzione.

Prevenzione, diagnosi tempestiva, costi ridotti o annullati per le terapie e controllo sistematico della malattia porteranno, come auspica l’UNAIDS (United Nations Programme on HIV/AIDS), alla sconfitta della malattia entro il 2030.È questo il momento per continuare a sviluppare la ricerca.

Gianluigi Marsibilio