Il Mare Imbrium, uno dei crateri più visibili della superfice lunare, è stato creato grazie all’impatto di un asteroide massiccio che può essere classificato come un protopianeta. La ricerca è stata pubblicata su Nature da Peter Schultz, un geologo planetario da Brown University negli Stati Uniti (raggiunto in esclusiva da noi di Tra Scienza & Coscienza) e David Crowford del Sandia National Laboratories.

L’oggetto deve aver impattato la superfice lunare ad una velocità prossima ai 25,000 chilometri orari. Il pezzo di roccia, che era largo almeno 150 miglia, ha battuto sullla Luna con un angolo di 30 gradi. L’incredibile violenza dell’impatto ha formato solchi e cicatrici sulla faccia della Luna per oltre 300 miglia.

Il redattore principale dello studio, Peter Schultz, attualmente al centro della Brown University, da decenni lavora sulla morfologia lunare. Nel 1976 è stato autore del libro “ Moon Morphology: Interpretations Based on Lunar Orbiter Photography”.

La ricerca è stata effettuata grazie all’ausilio di uno strumento dell’Ames Research Center della NASA: un cannone di oltre 4 metri ha sparato su una fittizia superficie lunare proiettili a velocità superiori ai 25.000 chilometri orari.

Per completare lo studio delle dinamiche dell’impatto i due ricercatori hanno sviluppato, attraverso un tool informatico che: Ha guidato a realizzare sofisticati modelli 3D hydrocode , che hanno mostrato lo stesso risultato”.

Grazie ad uno studio accurato degli impatti è stato possibile scoprire per la prima volta, in modo preciso, la grandezza dell’asteroide che ha colpito il suolo: il suo diametro è circa la metà di Vesta.

A catturare l’attenzione degli studiosi erano le formazioni che si erano create intorno l’area del cratere, e finalmente dopo anni di studio i due ricercatori sono stati in grado di rispondere all’origine delle scanalature di Imbrium.

L’innovazione principale a discapito degli altri studi riguarda la scultura di Imbrium, ovvero quella struttura formatasi dopo l’impatto che ha formato il mare Imbrium, così ce ne ha parlato Schultz: “La scultura di Imbrium è conosciuta da un po’, ma era sconosciuto il perchè diverse serie di segni provenivano da luoghi differenti all’interno del bacino. Abbiamo utilizzato un set per limitare la dimensione dell’asteroide di Imbrium proveniente dalle osservazioni fatte per la prima volta.

Tutte le altre stime si sono basate su modelli o equazioni legate ad una osservazione. E abbiamo scoperto che la grandezza dell’asteroide era almeno 3 volte più grande di quanto stimato in precedenza”.

Questo luogo del nostro satellite è sicuramente molto importante, non solo perchè è uno dei più evidenti da osservare anche con un piccolo telescopio, ma anche perchè molto vicino al punto di atterraggio di Apollo 15. Lo studio degli impatti sul nostro satellite ci fa capire anche meglio il corpo celeste sul quale poche decine di anni fa abbiamo messo i piedi e oggi attraverso nuovi programmi spaziali potrebbe tornare al centro dei programmi umani: chissà se proprio su Imbrium torneremo a posare un lander.

Gianluigi Marsibilio