La rivista “Brain and Language” ha recentemente pubblicato uno studio riguardo il tempo e le modalità di apprendimento di una lingua straniera, focalizzandosi sugli aspetti caratterizzanti il cervello umano.

L’esperimento, volto ad analizzare i ritmi delle menti a riposo durante l’apprendimento di una seconda lingua, è stato condotto su 19 volontari di età compresa tra i 18 e i 30 anni.

Due volte a settimana, per otto settimane, i volontari hanno frequentato lezioni di Francese di 30 minuti, tramite un programma interattivo di realtà virtuale. I risultati finali, ottenuti tramite un test a fine corso, hanno constatato che una persona ha appreso il doppio più velocemente degli altri partecipanti, ma al loro stesso livello.

Lo studio ha provato che questa facoltà è una particolare caratteristica di alcuni cervelli. Come afferma però Chantel Prat, responsabile della ricerca e professoressa di psicologia presso l’Università di Washington, questa predisposizione mentale, che solo alcuni possiedono, non compromette le abilità di chi invece non ne è in possesso. Proprio per questo motivo, il professore ed il suo team stanno portando avanti un’ulteriore studio, per migliorare le capacità di apprendimento mediante l’uso di “neurofeedback”.

“Esaminando pertanto le differenze nelle menti degli uomini, sarà forse possibile migliorare in futuro le nostra abilità, non solo nell’apprendimento delle lingue straniere, ma nell’apprendimento in generale” afferma la Professoressa Prat.

Un ulteriore esperimento diretto da Albert Costa, psicologo dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, ha analizzato i differenti comportamenti di persone, quando si trovano dinnanzi ad un problema espresso in una lingua straniera.

Questo esperimento, pubblicato sulla rivista scientifica “Plos One”, è composto da due distinti test.

Nel primo viene chiesto ai 725 partecipanti di immaginare un treno in procinto di investire cinque persone, che possono essere salvate solamente se viene scelto di sacrificare la vita di un uomo, unico in grado di fermare l’avanzamento del mezzo. Nel secondo, le cinque persone possono essere salvate solo se il treno viene dirottato su un altro binario, sacrificando la vita della persona che però si trova su di esso.

La maggior parte dei partecipanti ha preferito in entrambi i casi di risparmiare le cinque persone e lasciar morire l’uomo.

L’esito dei test ha evidenziato come le persone hanno meno paura delle perdite e preferiscono correre rischi quando parlano in una lingua straniera, dimostrando anche che parlare una lingua straniera trovandosi di fronte ad un dilemma, riduce le risposte emotive, specifiche di quando si utilizza la propria lingua.

Cristiana Picchi