Il telescopio progettato dalla JAXA, di cui vi abbiamo parlato più volte, nonostante la sua prematura morte ad appena un mese dal lancio, ha registrato importanti informazioni sull’ammasso di galassie di Perseo.

I dati, secondo i ricercatori, erano eccellenti ed è un vero peccato che l’avventura di Hitomi sia finita così presto.

I risultati hanno portato i ricercatori a conclusioni importanti: gli scienziati hanno sempre visto l’ammasso studiato da Astro-H come un sistema attivo e turbolento, tuttavia le analisi parlano di un ammasso calmo e colmo di energia proveniente dai buchi neri che riscaldando il gas nelle zone galattiche, impedisce la formazione delle stelle. Gli atomi di gas si muovono, a causa dell’energia, troppo veloce per formare sistemi stellari.

Non dovevamo parlare più di Astro-H, tuttavia questo mancato strumento, ci ha stupito più che mai.

BUCHI MENO NERI

Dalla scoperta di Hitomi passiamo alle rilevazioni sulle condizioni del buco dell’ozono fatte sopra l’Antartide: la ricerca guidata da Susan Solomon, pubblicata su Science, mostra come dal 2000 il buco stratosferico si sia ridotto di oltre 4,5 milioni di chilometri quadrati dall’inizio del nuovo millennio.

L’unico momento in cui si è verificata una controtendenza è stato nel 2015, a causa di una eruzione vulcanica in Cile che ha causato una riapertura imponente del buco.

Questa vittoria è stata determinata dai vari protocolli firmati nei passati decenni: le analisi sono state effettuate con palloni metereologici che hanno scandagliato l’apertura del varco nella stratosfera.

Per celebrare anche l’arrivo di Juno e l’inizio del risveglio della sonda, in attesa che inizino le prime rilevazioni scientifiche, vi consigliamo di leggere l’articolo sulla missione uscito sul New Yorker .

Gianluigi Marsibilio