Google oggi ci ricorda il 155° anniversario della nascita di Nettie Stevens (7 luglio 1861), la microbiologa che scoprì la funzione del cromosoma Y nella determinazione del sesso delle persone.

Nel 1905 arrivarono le prime pubblicazioni dei suoi risultati, ma la comunità scientifica non prese in considerazione le conquiste della scienziata e attribui ad uno scienziato le scoperte.

Prendiamo spunto da questo per parlare, come spesso facciamo, del rapporto tra le donne e la scienza.

Gli uomini si autocitano nelle loro ricerche il 56% in più rispetto alle donne: la statistica viene fuori da un importante studio pubblicato in pre-print su Arxiv, nato da vari ricercatori di alcune università USA (Stanford, New York, Washington); negli ultimi due decenni la tendenza è in aumento rispetto al passato.

I numeri sono stati estrapolati analizzando i paper in JSTOR, biblioteca digitale che dal 1995 ha digitalizzato un numero enorme di riviste accademiche. Nel 2000 fu terminato il lavoro di digitalizzazione e di riversamento delle Philosophical transactions of the Royal Society dal loro anno di nascita (1665): l’analisi ha compreso 1,5 milione di studi che vanno nel periodo storico tra il 1779 e il 2011.

Lo studio, a causa della grande mole di documenti disponibili, ha alcune limitazioni: gli autori infatti hanno visto il genere dei ricercatori in base ai registri disponibili della Social Security Records Administration, tuttavia solo al 56,4% degli autori è stato possibile assegnare un genere; in molti casi i nomi delle donne all’interno dei database possono essere trascurati, dato che alcune ricercatrici hanno nascosto il loro genere.

Le spiegazioni di queste autocitazioni, secondo gli autori dello studio, sono da ricrecare nella maggiore autostima provata dagli uomini per il loro lavoro e nella specializzazione degli uomini in determinati campi, infatti i ricercatori avrebbero un minor numero di coetanei che lavorano nello stesso campo.

I campi di studio presi in considerazione dalla ricerca vanno dall’economia e la sociologia alla matematica. Proprio in quest’ultima e in biologia si verificano i maggiori casi di autocitazione.

Associazioni come l’ AWIS (Association for Women in Science) combattono da anni per l’uguaglianza delle donne nella scienza, con lo scopo di riunire e coalizzare le ricercatrici affinchè lottino anche per un posto di lavoro pagato in maniera equa, in base alle mansioni e non al genere.

Una ricerca redatta da McKinsey ha attestato che le società con rappresentanza paritaria maschile e femminile in Consiglio d’Amministrazione godono di profitti superiori del 56%.

Negli ultimi anni la forbice tra uomo e donna, proprio grazie allo sforzo di molte organizzazioni internazionali, sarà destinata a sparire nell’uguaglianza e anche nel numero delle autocitazioni probabilmente si faranno passi avanti.

Gianluigi Marsibilio