Le donne incinte colpite da Zika che risiedono nei paesi del continente americano hanno richiesto in gran numero l’aborto a causa del timore scatenato dal virus. Ad evidenziarlo è una ricerca pubblicata sul The New England Journal of Medicine; i ricercatori di varie nazionalità hanno studiato il fenomeno in base alle richieste avvenute su Woman on Web, piattaforma che da anni aiuta le donne a praticare o informarsi sull’aborto.

Le stime suggeriscono che vi è stato almeno un raddoppio di richieste in Brasile e un aumento di un terzo registrato in altri paesi come Colombia, Costa Rica e El Salvador.

Ad oggi i casi di microcefalia causata da Zika registrati sono oltre 1500. Come vi avevamo raccontato nel nostro articolo sulla situazione globale legata a questa malattia, la pericolosità di Zika è evidente nelle infezioni fetali e neonatali con presenza di microcefalia e serie complicazioni neurologiche, come ad esempio la Sindrome di Guillain-Barré. ( Petersen et al . , 2016) ZIKV infetta le cellule della pelle umana, in linea con la sua via di trasmissione principale ( Hamel et al. , 2015). Inoltre, è stato rilevato nel liquido amniotico di due donne in gravidanza i cui feti risultavano essere affetti da microcefalia alla diagnosi ( Calvet et al. , 2016), suggerendo che ZIKV è in grado di attraversare la barriera placentare. Ulteriori analisi anatomopatologiche hanno dimostrato la presenza del virus anche nelle cellule neuronali dei feti affetti. Il legame sospettato tra l’infezione dal virus Zika e la microcefalia è dunque un urgente problema di salute globale.

James Trussell, co-autore della ricerca, ha dichiarato proprio in merito al rapporto tra aborto e Zika, che: “Dobbiamo fare in modo che tutte le scelte riproduttive delle donne siano sicure, legali ed accessibili”.  L’Onu alcuni mesi fa lanciò un appello molto chiaro per facilitare le donne ad abortire liberamente nei Paesi colpiti dall’epidemia Zika. Il commissario per i diritti umani Zeid Ràad Al Hussein infatti dichiarò: “Le leggi e le politiche che limitano l’accesso a questi servizi dovrebbero essere urgentemente riesaminate in conformità con i diritti umani al fine di garantire, in pratica, il diritto alla salute per tutti”.

Gli studiosi, per seguire la ricerca in modo corretto, hanno considerato tre  aree di ricerca in t in base ad un criterio geografico: le zone riportate sono quella dell’America del Sud, del Centro e dell’area caraibica. Nel primo e nel terzo gruppo le pratiche abortive sono previste dalla legge, nel secondo gruppo l’aborto è limitato da forti restrizioni.

La Pan American Health Organization (PAHO) aveva diffuso a novembre 2015 un avviso per l’America Latina con tutte le precauzioni da seguire per Zika. In quest’avvertenza veniva denunciato il pericolo di microcefalia nei bambini neonati e venivano date informazioni utili su un virus di cui si conosceva ancora molto poco.

Lo studio apparso sul New England Journal of Medicine mette al centro il rapporto tra lo scatenarsi del virus Zika e il numero di richieste per l’esecuzione delle pratiche abortive, che in America Latina sono superiori proprio a causa della patologia.

In alcuni casi, ad esempio nel Perù, le stesse amministrazioni politiche avevano richiesto lo stato di emergenza per la comunità, influenzando di oltre 20 punti di percentuale le richieste sul portale analizzato. Ci sono anche comunità che non sono state influenzate in alcun modo da Zika, due fra tutte sono Cile e Uruguay.

Staremo a vedere nei prossimi mesi quali saranno le risposte legislative per i Paesi colpiti dal virus.

Gianluigi Marsibilio