Abbiamo seguito da sempre le vicende legate alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, alla sonda Rosetta e al suo lander Philae: dopo mesi e mesi di indagini e delusioni (come la “morte di Philae”) sono state trovate le tracce inequivocabili della presenza dell’aminoacido chiamato glicina e del fosforo, elemento fondamentale per la vita. La ricerca è stata pubblicata su Science Advances e firmata da un gruppo internazionale di ricercatori.

Da tantissimo tempo gli scienziati indicano le comete come veri e propri messaggeri della vita sulla terra e in tutto l’universo: nel 2006 la sonda Stardust aveva rilevato già questo aminoacido e altre molecole utili allo sviluppo della vita, il principale dubbio era legato alla possibile contaminazione avvenuta dagli strumenti terrestri.

Oggi però grazie a ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis), le analisi sono affidabili al 100%, infatti possiamo dire che: “È la prima rilevazione inequivocabile di glicina su una cometa”,esattamente come ha dichiarato Kathrin Altwegg, principal investigator di ROSINA.

La contaminazione temuta dagli scienziati nel 2006 era dovuta al fatto che i campioni furono analizzati a terra, in questo caso le misure sono state effettuate prima che la cometa raggiungesse il perielio, precisamente nel mese di agosto del 2015.

Matt Taylor, scienziato della missione ha spiegato:«La moltitudine di molecole organiche già individuate da Rosetta, unite ora all’entusiasmante conferma di ingredienti fondamentali come glicina e fosforo, rafforza la nostra ipotesi che le comete abbiano abbiano il potenziale per fornire gli elementi chiave per la chimica prebiotica, riuscire a dimostrare che le comete contengono il materiale più primitivo del Sistema solare e potrebbero aver trasportato gli elementi fondamentali per la vita sulla Terra è uno degli obiettivi principali della missione Rosetta, quindi siamo particolarmente soddisfatti di questo importante risultato».

A fine settembre il team di astronomi farà posare la sonda (ora ad un’ altezza di 30 chilometri) sulla cometa, fino ad allora continueranno i rilevamenti e chissà quali novità ci aspettano.

Edmond Halley fu il primo astronomo a studiare in maniera oculata questi corpi, da allora i passi avanti fatti sono immensi e raggiungendole roboticamente ci siamo resi conto della loro importanza non solo per la comprensione del cielo, ma della vita stessa.

 

Gianluigi Marsibilio