La psilocibina, sostanza contenuta in diverse specie di funghi con effetti psichedelici, negli scorsi anni si è rivelata utile nella cura di depressione in malati di cancro allo stato terminale, disordini ossessivo-compulsivi e dipendenza da alcool e fumo. Oggi un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra ha reso noti i dati delle proprie sperimentazioni su pazienti affetti da depressione, i quali non hanno giovato delle classiche cure cliniche, vedi elettrostimolazione e simili.

Gli scienziati britannici hanno registrato un netto miglioramento nello stato psicologico dei pazienti sottoposti all’esperimento in seguito all’assunzione di due dosi orali di psilobicina: 10 mg (dose di sicurezza) e 25 mg (trattamento effettivo), a distanza di una settimana l’una dall’altra. Durante la sperimentazione è stato fornito un supporto psicologico ai dodici pazienti, sei donne e sei uomini di età compresa tra i 30 e i 64 anni, affetti da depressione cronica da 8 a 30 anni. I criteri di selezione applicati hanno assicurato che lo stato fisico-psicologico dei candidati fosse adatto allo svolgimento delle ricerche, escludendo altri 60 candidati dal test.

La sostanza è stata tollerata da tutti i pazienti senza effetti collaterali rilevanti: si registra ansia durante la somministrazione in tutti i pazienti, confusione in nove di questi, nausea e mal di testa solo in quattro. Da una settimana successiva all’assunzione di psilocibina sono stati notati dai pazienti sostanziali miglioramenti dello stato depressivo, nonché del livello di ansia e anedonia (incapacità di provare piacere).

L’importanza dello studio inglese, pubblicato dal The Lancet Psychiatry il 17 Maggio (Psilocybin with psychological support for treatment-resistant depression: an open-label feasibility study) è rappresentata dal primato nel testare la sicurezza e l’efficacia della psilocibina nella cura della depressione acuta. Lo scopo dell’equipe è di aprire una nuova sezione nella ricerca di rimedi alla depressione. Afferma Carhart-Harris, uno degli autori: “Stiamo semplicemente dicendo che tutto questo è fattibile. Si può somministrare psilocibina a pazienti depressi, è tollerabile e sicuro”. Ciò non presuppone che la psilocibina possa diventare presto la cura alla depressione, ma in termini più sobri si può affermare che è fra le opzioni che dovranno essere portate avanti e approfondite dagli studiosi.

La depressione è un diffuso problema della saluta pubblica e colpisce centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. È difficile da curare poiché pochi pazienti rispondono positivamente ai trattamenti e impegna i governi mondiali a investire numerose risorse nella gestione e terapia dei malati: negli USA, circa 200 miliardi di dollari sono spesi ogni anno. In campo medico la ricerca di una cura soddisfacente per tutti è ancora aperta e occuperà il settore ancora per diversi anni. Ma ora si ha una nuova certezza: la psilocibina può fare la differenza.

Gaia Di Federico