Tra Scienza e Coscienza ha incontrato il dott. Stefano Sensi, neurologo e professore presso l’università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Dal 1992 è attivo nella ricerca, grazie anche a collaborazioni con le università americane di Washington, Irvine (California) e Galveston (Texas). Nel nostro dialogo abbiamo affrontato gli effetti degli stupefacenti sul sistema neuro-biologico, con particolare attenzione alle cosiddette “smart drugs”, sulle quali il prof. Sensi ha effettuato anche una ricerca citata dalla rivista “Nature” (Smart drugs: A dose of intelligence).

  1. Quali sono, brevemente, gli effetti degli stupefacenti sul sistema nervoso umano? Da cosa è causata la dipendenza?

Sono degli effetti che possono essere estremamente nocivi e quindi assolutamente da prendere in considerazione per quanto riguarda la necessità di entrare in quel circuito. Sostanze che siano realmente “smart”, cioè che producono effetti benigni senza indurre problematiche, non esistono e non ce ne saranno neanche nell’immediato futuro perché il sistema nervoso centrale funziona in maniera talmente complessa che prevedere tutti i possibili target farmacologici con un’unica sostanza è pressoché impossibile. I fenomeni della dipendenza sono legati al fatto che c’è uno sfortunato aggregarsi di situazioni ambientali e psicologico-caratteriali di ognuno di noi e anche in parte di un’aumentata suscettibilità a rispondere più facilmente ad alcune di queste sostanze.

 

  1. Qual è la portata della produzione di smart drugs? Cambieranno la nostra concezione di apprendimento?

Di smart drugs, al momento, non ce n’è nessuna che viene venduta come tale. Ci viene proposto l’uso improprio di una serie di sostanze che sono già presenti per altri usi. Sicuramente è un’area dove l’industria farmaceutica ha interesse a svilupparsi e probabilmente qualche cosa si farà. Io rimango dell’idea che sarà piuttosto complicato produrre una pillola o un farmaco molto selettivo che ci permetta di modulare positivamente alcune situazioni senza produrre forti effetti collaterali che poi inficiano l’effetto generale. Quindi, questo è il punto sostanziale.

 

 

  1. Le smart drugs sono simili a sostanze che già conosciamo?

Si. Sono dei farmaci che sono sostanzialmente simili a tanti altri farmaci ampiamente utilizzati, quindi non c’è niente di nuovo in questi farmaci. Hanno dei profili un po’ diversi, ma tutto sommato riassumibili in quei filoni già ampiamente conosciuti, che sono quelli delle sostanze anfetamino-simili.

 

  1. Ci sono differenze fra le droghe smart e le bad drugs, sia dal punto di vista biologico che legale?

Francamente no. Qualsiasi di queste sostanze, se usate in maniera impropria, e soprattutto se usate in cronico, pongono gli stessi tipi di problemi delle bad drugs. Quindi sono tutte bad oppure smart drugs a seconda di quelle che sono le indicazioni terapeutiche. Certo, per come si pongono le smart drugs in questo momento, rientrano facilmente nel capitolo bad drugs. Gli effetti sono molto modesti, e se non controllate nella loro assunzione possono rapidamente portare a fenomeni di abusi e tossicodipendenza.

 

 

  1. Come è cambiato nel corso degli anni l’impatto delle droghe leggere e pesanti nell’assetto socio-culturale e sanitario?

Ci sono dei forti fenomeni culturali dietro l’uso di qualsiasi sostanza a scopo ricreativo, quindi a partire dall’ebbrezza etilica di millenni di anni fa alle cose più recenti delle droghe di sintesi. È un problema esclusivamente culturale e forse la vera novità dei nostri tempi è che l’approccio sta diventando sempre più scientifico, quindi di discriminare e porre dei punti di riferimento razionali all’uso di queste sostanze sarebbe importante (e con grande fatica si fa già) avere ben chiaro quali sono i profili tossicologici e farmacologici di queste sostanze, avere delle chiare percezioni di quello che è il rischio dell’uso cronico e magari entrare in un’ottica più razionale e non basata su condizioni prive di fondamento. L’alcool è una sostanza enormemente tossica e non è inferiore per portata a tante altre. Ce ne sono altre che sono potenzialmente meno tossiche ma non per questo meno pericolose che pongono comunque dei problemi di dipendenza. Si dovrebbero avere chiari quali sono i profili e farsi un’idea più corretta di quella che è la potenzialità negativa ed eventualmente di che tipo di usi si può fare di queste. Fatto salvo che probabilmente è nell’animo umano, certe volte, avere la necessità di evadere da determinati stati di coscienza e di percezione. È inevitabile che qualcuno, in maniera molto benigna, mangi tre tavolette di cioccolata o si faccia un bicchiere di vino in più o si fumi una sigaretta. È nell’ordine delle cose dell’esistenza umana.

 

  1. Quali sono le ultime frontiere della neurologia? Cosa dobbiamo aspettarci dalla ricerca nei prossimi anni?

La neurologia deve colmare un gap importante rispetto a una buona parte della medicina. Tanti buoni risultati sono stati ottenuti in altri versanti e noi abbiamo speso tanto tempo a imparare i meccanismi e siamo ancora molto indietro per quanto riguarda la risoluzione di questi meccanismi di malattia che forse conosciamo meglio di altre branche della medicina. Il gap è arrivato al momento in cui si può colmare e purtroppo dei limiti intrinsechi vengono dalla complessità del sistema su cui si lavora. Il sistema nervoso centrale e periferico pone dei problemi di complessità che inficiano molto la nostra capacità di lavorare. Però io sono fiducioso che grossi passi in avanti ci saranno. Si è superato quell’ “effetto soglia”, per cui siamo alla vigilia di qualcosa che può accadere molto velocemente. Non è una vera propria progressione geometrica: abbiamo fatto talmente tanto lavoro che forse adesso le risposte cominciano ad arrivare in maniera molto più veloce di quanto noi potremmo immaginare. Vedremo. E vedrete, soprattutto.

 

 

  1. Qual è il confine fra medicina ed etica? Negli ultimi anni si sta assottigliando?

L’etica viene da una condivisione di principi e valori, quindi non credo che ci siano principi etici che siano fermi. Certo, ce ne sono alcuni inamovibili, come non ammazzare l’uomo sull’uomo. Poi però, a parte questi discorsi, credo che tutto sia un divenire che dovrà seguire l’evoluzione della scienza. Il nostro sentire si modificherà in base anche alle opportunità che la scienza e la tecnologia ci proporranno. Sarà una dialettica che, come è sempre stato nella storia dell’uomo, si articola su questi binari.

 

La redazione di Tra Scienza e Coscienza