Nella giornata di ieri è arrivata una conferma storica per i cacciatori di esopianeti: sono stati aggiunti dalla NASA, grazie ai dati raccolti nella missione Kepler, 1284 nuovi oggetti alla lista di esopianeti finora confermati. Il numero totale ora è di 3200 pianeti nuovi nella nostra galassia.

Due giorni fa eravamo tutti sbalorditi dal transito di Mercurio, la NASA come sempre non ha perso occasione e con una grande mossa comunicativa ha divulgato la notizia, anzi la vittoria della missione Kepler.

È importante parlare del transito di mercurio sul sole proprio per spiegare come i ricercatori, attraverso gli strumenti, individuino pianeti: Kepler cattura le informazioni sulla presenza di pianeti proprio grazie al decrescere della luminosità della stella quando un oggetto effettua un transito.

I grafici illustrati , nella giornata di ieri, durante la conferenza stampa dai due scienziati a capo del progetto, Timothy D. Morton e Stephen T. Bryson, sono apparsi subito strabilianti. L’impennata di conferme dei pianeti accertati è incredibile.

Lo studio degli esopianeti prende il via nel 1995: nel mese di ottobre gli astronomi Michel Mayor e Didier Queloz dall’Osservatorio di Ginevra e Goffrey Marcy e Paul Butler dal Lick Observatory confermano l’esistenza di un pianeta che orbita intorno alla stella 51 Pegasi, l’oggetto è ribattezzato Pegasi51-B.

L’idea dell’esistenza di mondi esterni al nostro sistema solare parte millenni prima dell’effettiva conferma della loro presenza, nel V secolo A.C. Metrodoro di Clio, discepolo di Democrito, scrisse: “ Una spiga di grano in un grande campo è rara quanto un unico mondo nello spazio infinito”, Lucrezio si spinse, nel suo De Rerum Natura, ancor più in là: “altri mondi in altre parti dell’universo con tipi differenti di uomini e animali”.

Giovanni Bignami, in un suo bellissimo pezzo di stamattina su La Repubblica, ci ha ricordato come Giordano Bruno e Leopardi avevano ragione sull’esistenza di mondi al di fuori del nostro quartiere cosmico.

Le missioni spaziali e i telescopi da terra nei prossimi anni miglioreranno la nostra comprensione sugli esopianeti: gli strumenti da tenere d’occhio sono sicuramente l’E-ELT (che scruterà nuovi mondi da terra) e il telescopio spaziale PLATO che sarà pronto per il 2024.

Probabilmente in questo momento sta sorgendo il sole (non il nostro) su qualche pianeta lontano, chissà se scalderà qualcuno, chissà se prima o poi qualche forma di vita intelligente osservando la terra transitare sul sole si accorgerà che a migliaia di anni luce ci siamo noi.

Gianluigi Marsibilio