Le spese militari globali sono in continua diminuzione: nel 2014 sono stati impiegati circa 1776 miliardi di dollari, lo 0,4% in meno rispetto all’anno precedente. Il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) ha effettuato questo studio, riportando i dati nel rapporto “Trends in world military expenditure, 2014”.

Considerando la situazione mondiale dal 1988, il picco massimo di costi è stato raggiunto nel 2011. Da lì le percentuali sono scese dell’1,7% fino al 2014.

La classifica dei quindici Paesi che investono maggiormente nel campo è rimasta pressoché invariata tra il 2013 e il 2014. Al primo posto ci sono gli USA : con un 34% della spesa globale, che è comunque diminuita nell’ultimo anno considerato del 19,8%, grazie alla legge del Budget Control Act 2011 per il bilancio del deficit. Essi superano di circa tre volte la seconda in classifica, la Cina, che aumenta gli investimenti in parallelo alla crescita economica. Al terzo posto c’è la Russia; essa ha effettuato dei tagli nel settore a causa del ridotto profitto del petrolio, piano attuato nonostante il coinvolgimento nel conflitto con l’Ucraina e le tensioni con l’occidente. La quarta posizione è dell’Arabia Saudita, che, come tutti i Paesi del Medio Oriente, basa il suo guadagno sul petrolio. Anche se i prezzi dell’oro nero sono diminuiti, tutto viene ammortizzato dal deposito finanziario, tanto da permettere una continua crescita degli investimenti.

L’Europa si presenta divisa in due parti: mentre quella occidentale e centrale ha subito un ribasso dell’ 8,3% dal 2005,la parte orientale ha subito un incremento del 98% a causa dei continui conflitti che la coinvolgono.

L’Italia è situata al dodicesimo posto della lista dei Paesi leader. Dal 2008 è però diminuita del 25% a causa della crisi econimica che la nazione stava attraversando e che, comunque, era presente su scala globale.

Diletta Tatonetti