Tante volte in questa rubrica abbiamo parlato di Stephen Hawking: questa settimana, insieme al miliardario Yuri Milner, già coinvolto nel progetto SETI, ha lanciato un’iniziativa che se andasse a buon fine rivoluzionerebbe per sempre il concetto di viaggio spaziale. Con un budget iniziale di 100 milioni di dollari si comincierà lo studio di piccole navicelle spaziali, grandi quanto un francobollo.

Le nanonavi potranno viaggiare al 20% della velocità della luce, grazie ai laser che indirizzeranno da terra fasci di luce sulle “vele” che, come ragnatele lucenti, assorbiranno e sfrutteranno la propulsione per viaggiare verso i sistemi stellari vicini.

Starshot, questo il nome del progetto, potrebbe raggiungere Alpha Centauri nel giro di una ventina d’anni. Le sfide dell’ingegneria dietro queste sonde sono tantissime, in settimana analizzeremo accuratamente la questione starshot.

Il grande disastro nel Reef

La barriera corallina australiana rischia di essere totalmente distrutta, il 95% dei coralli ha perso il suo colore originario: a lanciare l’allarme è il centro studi per la barriera corallina, organo incaricato della sorveglianza del reef.

Solo 4 zone su 520 non hanno dato segni di deterioramento, i chilometri di barriera sbiancati sono 1,100 e la situazione è peggiore rispetto a quelle vissute nel 2002 e alla fine degli anni ’90.

Lo scienziato dell’ARC Coral Reef Studies Ted Huges, coordinatore della ricerca, ha parlato delle possibili soluzioni a Nature: “Ridurre le emissioni di gas serra è il problema principale”.

Una vittoria tutta umana

Ian Burkhart, ragazzo tetrapleggico di ventiquattro anni, è tornato a muovere il suo braccio e la sua mano destra grazie a dei sensori impiantati nel suo cranio che inviano segnali ai muscoli.

La sperimentazione è durata alcuni anni, i risultati sono stati pubblicati su Nature.

Questo progresso rappresenta il primo vero successo nel campo, in precedenza erano stati ottenuti importanti dati nei primati, su arti “chimicamente” bloccati.

Lo scienziato a capo del progetto è Chad Bouton del Feinstein Institute for Medical Research di Manhassett (New York): il chip è connesso ad una porta per la trasmissione dei dati, attraverso dei software i segnali vengono intepretati e inviati agli elettrodi che stimolano i muscoli del braccio.

Il sistema va ancora perfezionato, ma ci troviamo dinanzi ai primi risultati veramenti considerevoli per questo tipo di ricerche.

Gianluigi Marsibilio