“Il numero di persone che convivono con il diabete nel mondo è quadruplicato dal 1980, in particolare nei paesi sviluppati”, l’allarme è stato lanciato dalla WHO (World Health Organization) in occasione della presentazione, a Ginevra, del primo Rapporto Globale sul Diabete.

Il diabete è un disturbo cronico e progressivo, si presenta quando gli zuccheri nel sangue sono elevati e il pancreas non riesce a produrre abbastanza insulina, ormone dosatore dei tassi di glucosio nel sangue, per regolare il processo di smaltimento del glucosio.

Ci sono tipologie diverse di diabete: tipo 1 (quando il corpo non produce abbastanza insulina), tipo 2 (L’ormone dell’insulina è prodotto ma il corpo non lo riesce a sfruttare), diabete da gestazione (forma passeggera che colpisce durante il periodo della maternità).

Da questa prima redazione del rapporto vengono fuori tante notizie importanti per capire quanto la malattia sia diffusa a livello mondiale: una persona su undici ha il diabete, il conto totale degli adulti affetti è di 422 milioni (un 8,5% della popolazione mondiale), il numero di complicazioni legate al diabete aumenta annualmente.

Questa malattia porta varie problematiche e nel giro di alcuni anni dalla comparsa, se lo stile di vita non è disciplinato si può incorrere in varie patologie: cecità, ictus, blocco renale, attacchi cardiaci, la possibilità di subire un’amputazione sale di 10-20 volte.

Secondo le stime dell’International Diabetes Federation, il numero dei malati è destinato a salire ulteriormente entro il 2040: oltre 227 milioni di persone potrebbero ammalarsi.

Per combattere il diabete la strada è logica, secondo il WHO, Oleg Chestnov,Vice Direttore Generale per le malattie non trasmissibili e la salute mentale, ha detto: “Molti casi di diabete possono essere prevenuti migliorando le probabilità che le persone con diabete vivano una vita lunga e in buona salute”, anche Margaret Chan, direttrice generale della WHO, nella sua presentazione al rapporto ha insistito su questo: “Se vogliamo fare passi avanti nel fermare l’aumento del diabete, dobbiamo ripensare la nostra vita quotidiana: mangiare in modo sano, essere fisicamente attivi, ed evitare l’aumento di peso eccessivo”.

I dati sull’obesità non sembrano molto promettenti, quindi c’è bisogno di guardare con serietà a programmi di prevenzione, in particolare per i giovani. La WHO ha coniato un neologismo, per sottolineare la correlazione tra obesità e diabete: diabesità.

Attualmente nel mondo una persona su tre è in sovrappeso, mentre una su dieci è obesa; la mancanza di attività fisica e una dieta sbilanciata aumentano le possibilità di riscontare un diabete di tipo 2.

La situazione in Italia

Nel nostro paese un 4% della mortalità totale è dovuta al diabete e a patologie derivanti, il trend è in crescita per gli uomini, ormai aumenta dagli anni ’80, mentre è in sottile diminuzione per le donne.

Con un 8,5 % della popolazione affetta dal diabete, il principale pericolo legato alla diffusione è quello legato all’alto numero di persone in sovrappeso.

In generale il rapporto del WHO ha mostrato come nei nostri paesi sviluppati la prevalenza di diabete sia maggiore, l’area dell’est mediterraneo ha subito dal 1980 una crescita di quasi il 6% dei casi.

Il diabete nel mondo costa 827 miliardi di dollari all’anno: se per la prima tipologia gli scienziati cercano ancora una soluzione, nel caso della seconda bisogna fare più attenzione alla prevenzione. Il rapporto appena pubblicato e le intenzioni dei Paesi segnano l’obiettivo 2030 sul calendario, sperando che entro quella data si arrivi a soluzioni concrete.

Gianluigi Marsibilio