L’HBP è una grande collaborazione internazionale finanziata dall’UE, una FET (Future and Emerging Technologies) -Flagship con un budget di circa 500 milioni di euro per il progetto principale, e 500 milioni che dovrebbero provenire da agenzie di ricerca nazionali attraverso progetti di partnering o dalle istituzioni. Il coordinatore del progetto è l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL). Il HBP mira a costruire un’infrastruttura IT in grado di integrare i dati ottenuti dalle ricerche nelle neuroscienze e in medicina, nel tentativo di comprendere il cervello umano per la simulazione e, infine, l’emulazione della sua capacità cognitiva .

La missione generale del HBP è raccogliere e combinare i dati neuroscientifici di diversi tipi e di ricostruire il cervello umano su diverse scale, dall’interno delle cellule cerebrali fino all’intero funzionamento di questo organo così complesso, fino a simularne le funzioni normali e patologiche. Il progetto è stato lanciato nel 2013, con 800 scienziati provenienti da 24 paesi , coinvolti nello sviluppo di strumenti per facilitare la ricerca in collaborazione tra neuroscienze, medicina, computazione, ingegneria, neuro-informatica, simulazione del cervello, informatica medica, analisi ad alte prestazioni e di calcolo e neuro-robotica.

Nel 2014 si è acceso un dibattito tra alcuni partecipanti al progetto, una sorta di malcontento che si è diffuso rapidamente nella comunità neuroscientifica, con una escalation, culminata nel mese di luglio 2014, rappresentata da una lettera aperta alla Commissione del Parlamento Europeo. Molti nella comunità delle neuroscienze avevano avuto da ridire riguardo al fatto che la direzione del progetto poteva aver esagerato nel prevedere ciò che le piattaforme di elaborazione del progetto sarebbero state in grado di fare, ma soprattutto veniva messo in discussione l’enorme budget e la sua reale destinazione d’uso. I firmatari iniziali, circa 150, aumentati in seguito fino ad 800, chiedevano nella lettera una valutazione del progetto da un punto di vista sia scientifico che di gestione dei fondi. La revisione, a parere di questi scienziati, doveva essere effettuata da un comitato estraneo al progetto stesso, in modo da avere una visione completamente super partes, minacciando di boicottare l’HBP se le loro richieste non fossero state accontentate. Una revisione, fatta da un comitato indipendente è stata completata nel marzo 2015, confermando le preoccupazioni avanzate al Parlamento europeo e raccomandando cambiamenti di gestione.

Il comitato di revisione ha sottolineato che le piattaforme di calcolo create dall’ HBP devono essere utili all’intera comunità scientifica, suggerendo così una fase di sharing on-line. La Commissione europea, che foraggia gran parte del progetto, ha adottato le misure raccomandate e la risposta alle preoccupazioni è arrivata quando il progetto ha svelato una serie di strumenti di calcolo prototipo e ha invitato la comunità neuroscientifica globale a iniziare a utilizzarle. Questa mossa segna la fine della fase di accelerazione di 30 mesi del Human Brain Project (HBP), e l’inizio della sua fase operativa. Il lancio delle piattaforme di calcolo – che comprende strumenti di simulazione del cervello, il software di visualizzazione e un paio di supercomputer accessibili a distanza per studiare i processi cerebrali in tempo reale – potrebbe contribuire a dissipare totalmente le preoccupazioni circa i benefici di un budget di circa 1 miliardo di euro del progetto.

“Le nuove piattaforme aprono innumerevoli nuove possibilità di analizzare il cervello umano”, ha detto Katrin Amunts, neuroscienziato presso il Centro di ricerca Jülich in Germania e membro del consiglio di amministrazione del progetto, in una conferenza stampa tenutasi il 30 marzo. “Siamo orgogliosi di poter offrire alla comunità scientifica globale la possibilità di partecipare.”

Ma non è chiaro come le piattaforme – alcune liberamente accessibili, altre disponibili solo grazie a un’applicazione peer-reviewed – verranno accolte e valutate dai ricercatori al di fuori del progetto.

“A questo punto, nessuno può dire se la piattaforma di ricerca sarà un successo”, dice Andreas Herz, presidente del Dipartimento di Neuroscienze Computazionali presso l’Università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera in Germania.

Nell’attesa di ottenere un riscontro dalla comunità scientifica globale, altri programmi di studio del cervello sono stati lanciati negli Stati Uniti, Cina, Giappone e Australia. Il governo americano ha annunciato un primo investimento da 48 milioni dollari a favore di 58 gruppi di ricerca coinvolti nell’iniziativa “Brain”, lanciata dal presidente Obama, che mira a sviluppare nuove tecnologie per lo studio del cervello. Per questo programma sono previsti 4,5 miliardi di dollari distribuiti nell’arco di 12 anni.

Siamo passati dunque dalla corsa allo spazio alla corsa al cervello.

 

Francesca Romana Piccioni