Lo staff medico della John Hopkins University, guidato dal dottor Dorry L. Segev, segna una prima volta storica per gli USA: i chirurghi hanno effettuato un doppio trapianto di rene e fegato da un donatore morto sieropositivo verso due pazienti anche loro affetti da HIV.

Questa mossa attua definitivamente i cambiamenti delle legislazioni per i trapianti da donatori sieropositivi.

La legge, approvata dalla Camera dei Rappresentanti a metà novembre del 2013, arrivò dopo un periodo di 25 anni di duro contrasto al trapianto tra “positive-to-positive”.

Dal 1984 l’essere affetti da HIV era l’unica condizione prevista dal National Organ Transplant Act che vietava in ogni caso qualsiasi forma di trapianto.

La legge, ribattezzata HOPE, permette a pazienti affetti da HIV di ricevere organi da donatori sieropositivi, in qualche modo si sta cercando di ampliare il bacino di donatori alle persone che hanno malattie allo stadio terminale.

Ogni anno, secondo uno studio di Boyarsky, chirurgo alla John Hopkins, sarebbero disponibili dai 500 ai 600 organi per le persone affette da HIV.

Negli USA, ad esempio,  oltre 120.000 persone erano in attesa di un trapianto di cuore, reni, polmoni e altro, tra questi anche migliaia di malati di HIV che quotidianamente assumono medicine antiretrovirali: ad aggravare la posizione di questi pazienti è la presenza di epatite C per oltre un quarto dei sieropositivi in USA.

Quasi 22 persone quotidiamente muoiono in attesa del trapianto.

Queste procedure sicuramente possono allungare la vita media dei pazienti affetti dalla sindrome, il dottor Dorry L. Segev ha dichiarato alla fine dell’intervento: “Per noi dell’ospedale e del nostro team è un giorno eccitante, ancora più importante è per i pazienti che vivono con l’HIV e hanno organi che si trovano ad uno stato terminale”.

Questa notizia arriva a pochi giorni dall’allarme lanciato dall’ONU, in particolare dal Fondo Globale: secondo le recenti stime serviranno per combattere HIV, malaria e tubercolosi oltre 13 miliardi per il triennio 2017-2019.

La situazione sui trapianti per persone affette da HIV in Italia è stata regolata grazie a dei protocolli nazionali nel 2011, molte cliniche sono state abilitate a eseguire queste operazioni: ad esempio per un trapianto di cuore sono disponibili centri a Napoli, Torino e Milano.

Ovviamente sia negli USA che da noi si è consapevoli dall’alto rischio e della difficoltà di esecuzione di questi interventi, ma attraverso un accurato monitoraggio dei pazienti e un controllo delle procedure di trapianto, i pazienti affetti da HIV potrebbero allungare le loro aspettative di vita.

Gianluigi Marsibilio