A metà febbraio il nostro blog aveva presentato il telescopio spaziale giapponese Astro-H: il 26 marzo tutti aspettavamo una comunicazione dal satellite che testimoniasse l’entrata in funzione dello strumento, ma dopo alcuni minuti il Joint Space Operations Center ha annunciato di aver visto dei frammenti staccarsi dallo strumento. Dopo pochi minuti la comunicazione è arrivata, anche se molto confusa, la JAXA (Agenzia Spaziale Giapponese) ha fatto sapere di aver messo ogni singolo segnale sotto investigazione.

L’apice del mistero si è consumato, come spesso sta accadendo ultimamente, su Twitter, dove il cinguettio lanciato dal JSOC, che si occupa di monitorare satelliti e oggetti in orbita, parlava di cinque pezzi avvistati staccati da Hitomi, altro nome di Astro-H: “JSpOC ID’d 2 breakups: SL-12 R/B(33472) @~0145z, 27Mar–21 pieces. ASTRO H(41337) @~0820z, 26Mar–5 pieces. Events not related. @SpaceTrackOrg”.

La Jaxa ora ha messo tutto nelle mani di una commissione guidata dal Presidente Naoki Okumura, la vicenda sembra essere lontana dalla conclusione.

Sembra plausibile che nonostante la disintegrazione dello strumento alcuni segnali possano essere arrivati.

L’osservatorio spaziale è composto da importanti tecnologie, ad esempio: un soft X-ray Spectrometer (SXS), per lo studio di raggi X “molli”; un soft X- Ray Imager (SXI) che espande il campo visivo con una nuova generazione di fotocamera CCD, che opera in un campo d’energia che va da 0,5 a12 keV e con l’hard X- Ray Imager (HXI) che esegue la spettroscopia di imaging nella banda di 5 – 80 keV.

Le speranze per salvare il satellite sono ancora vive, si dovranno comunque aspettare comunicazioni più tecniche da parte della commissione JAXA. Per ora tutta la comunità scientifica, vista anche l’enorme collaborazione NASA, ESA e CSA (Canadian Space Agency) per la costruzione di Hitomi, si chiede: Astro-H dove sei?

Gianluigi Marsibilio