Un team di scienziati del SETI Institute e del Southwest Research Institute, guidati dal ricercatore Matija Cuk, ha portato alla luce una grande novità sulla probabile formazione delle lune di Saturno: alcuni dei satelliti principali di Saturno hanno un’età di soli 100 milioni di anni.

Gli occhi sono particolarmente puntati su Encelado, che da tempo viene indicato come un buon ambiente, soprattutto grazie al suo oceano sotterraneo, per lo sviluppo della vita. Se le stime, realizzate grazie alle simulazioni saranno confermate, è difficile pensare a tracce di vita sviluppate su Encelado in un lasso temporale così ristretto.

Cuk sulla ricerca apparsa su The Astrophysical Journal ha detto: “Le lune cambiano spesso le loro orbite. Questo è inevitabile. Tutto ciò ci permette di utilizzare simulazioni al computer per chiarire la storia delle lune interne di Saturno. In questo modo, abbiamo scoperto che sono nate probabilmente durante l’ultimo 2 percento della storia del pianeta”.

Le simulazioni sono state impostate studiando i parametri di risonanza orbitale (ovvero come gli oggetti in orbita intorno a un altro oggetto a volte esercitano un’influenza gravitazionale gli uni sugli altri, questo rapporto viene espresso in frazioni con numeri piccoli interi).

I ricercatori studiando le orbite delle lune si sono resi conto che i satelliti del pianeta, nel corso della storia, non hanno mai subito spostamenti considerevoli: questo porta a considerare le lune principali di Saturno (ad eccezioni di Titano e Giapeto) come oggetti piuttosto giovani.

Miliardi di anni fa il sistema di satelliti era già notevolmente complesso, tuttavia grazie a collisioni, si è arrivati alla formazione di nuove lune e alla dissoluzione di altre.

La fonte principale dei dati è stata la sonda Cassini, dal 2004 infatti è il primo strumento ad essere entrato nell’orbita di Saturno e ancora oggi è una miniera di informazioni per gli scienziati.

Il sistema di satelliti del gigante gassoso non è semplice, i ricercatori elaborano varie teorie, ad esempio proprio all’uscita di questo paper, Erik Asphaug, dell’Arizona State University, ha proposto di incrociare i dati di New Horizons su Plutone con quelli elaborati dal team di Cuk.

Attraverso lo studio dei “bombardamenti” subiti dalle lune e dal pianeta declassato, sarà possibile conoscere ulteriori dati sull’età dei satelliti di Saturno.

Alcuni, fino ad oggi, vedevano il sistema solare come un posticino abbastanza tranquillo, forse è ora di cambiare idea.

Gianluigi Marsibilio